Girlboss - quando il tuo capo sei tu

Vi ho già parlato del libro Girlboss in una delle mie newsletter (a proposito, siete iscritti? Recuperate qui).

L'ho letteralmente divorato. Ho sottolineato, piegato, etichettato, catalogato ogni spunto o consiglio che ho ritenuto utile per il mio business. I libri li distruggo, questo l'ho proprio disintegrato. Il libro non racchiude la verità assoluta sul senso della vita o la verità assoluta sul senso dell'Inps, ma qualcosa di buono c'è davvero.

Sophia Amoruso, founder di NastyGal, racconta la sua storia senza fronzoli o perbenismi. Mette in piazza i suoi punti deboli, la sua esperienza e soprattutto i suoi errori, cosa che in pochi hanno il coraggio di fare. Eppure, molti business di successo hanno in comune proprio questo: all'inizio sono stati fallibili, imperfetti. Gli errori si trasformano in esperienza e l'esperienza fa crescere una realtà imprenditoriale, piccola o grande che sia.

Dopo il libro è uscita la serie, che trovate su Netflix, ho divorato pure quella. Non mi è piaciuta per niente, ma l'ho guardata comunque perché quando comincio qualcosa devo per forza portarla a termine.

Questa è una delle caratteristiche che a mio avviso definiscono una Girlboss. Portare a termine le cose, se crediamo che anche in minima parte ne valga la pena. La serie non aggiunge nulla al libro, lo riassume (e romanza) in modo abbastanza spiccio. Però vedere questa serie mi ha fatto bene: per la prima volta ho visto sullo schermo una storia simile alla mia, alla vostra. Bello Iron Fist, noi però vogliamo la realtà, ogni tanto. Sophia è l'anti-eroina per eccellenza, eppure è molto più vicina a noi, per questo non possiamo ignorarla.

Forse non riusciamo ad amarla perché è partita da dove siamo partite noi, ma è arrivata a destinazione in tempi record. Questo caso di studio, comunque, mi è servito per raccogliere alcune idee e restituirvele qui.

Oggi, a cinque anni dall'inizio della mia attività, sono pronta a dirvi la verità. Anche io mi sento una Girlboss. Anzi, lo sono, non voglio più vergognarmene.

Qual è, per me, la definizione di Girlboss? Perché ve la scrivo qui, sul mio blog?

Ultimamente ho rivalutato molto il mio lavoro, ho riscritto la mia biografia e mi sono fatta fare una nuova foto. Sto ancora lavorando dietro le quinte, ma l'insicurezza iniziale piano piano comincia a sparire.

All'inizio, quando spiegavo alle persone il mio lavoro, le reazioni erano scoraggianti.

Non ero abbastanza chiara, non ero abbastanza decisa, avevo un tono di voce troppo basso, la stretta di mano da 'signorina'. Sminuivo il mio progetto, la sua efficacia e mi svendevo per paura di non essere compresa.

Quando nominavo, nei miei discorsi, la parola 'business' affiancata ad 'illustrazione', 'character design' e compagnia bella, sul viso dei miei interlocutori comparivano sarcastici sorrisetti. Quando parlavo di 'regime dei minimi' il sorrisetto si trasformava in una smorfia di dolore. Quando spiegavo che lavoravo da casa mi rispondevano tutti 'ah e quindi pigiama tutto il giorno!'.

Il problema non era ciò che dicevo, ma come lo dicevo. Ci credevo davvero, dovevo solo imparare a dimostrarlo. 

Oggi la mia stretta di mano è cambiata, il tono di voce anche. Perché mi sono resa conto che qui sto facendo qualcosa di serio, di importante. Sto davvero facendo business, non mi strozzerò pronunciando questa parola ad alta voce.

Una donna può fare business. Può farlo con un computer, con un uncinetto, con un kit per lo scrapbooking, con una torta fatta in casa. Questo già si sa, inutile proporvi una lista di donne con i contro-gomitoli che hanno fatto la storia dell'imprenditoria al femminile.

Ora vi dico cosa significa per me essere una Girlboss, e perché non mi vergogno più a definirmi tale.

Stai facendo business se:

  • Una mattina ti sei svegliata e hai deciso di risolvere un problema, di aiutare le persone mettendo a disposizione le tue competenze.
  • All'inizio, probabilmente, lo hai fatto anche per cifre ridicole, magari gratis. Quando ti chiamavano 'stupida', non ti sentivi stupida. Testa bassa e avanti tutta. Quella 'stupidità' si è trasformata in esperienza e capacità nel gestire tempo, crisi, clienti. Da qualche parte la gavetta l'avresti fatta comunque.
  • Hai capito che quelle competenze che hai acquisito nel corso del tempo hanno un prezzo, ora non hai più paura di dirlo al mondo.
  • Lavori per gli altri ma nelle pause (doccia, pranzo, cena) fai brainstorming su te stessa. Continui a cambiare, migliorarti, crescere. 
  • Hai imparato a pronunciare, senza paura, le seguenti parole: business plan, Inps, competitor, commercialista, F24, task e (tenetevi forte)...SOLLECITO.
  • Per i primi anni di attività il tuo studio è una scrivania, il letto, il tavolo della cucina, la vasca da bagno, il bar sotto casa...e va benissimo così.
  • Non hai paura di chiedere aiuto alla tua rete, di far sentire la tua voce, di sbilanciarti e di schierarti quando necessario.
  • In generale, hai imparato a fare domande. Molte, scomode, irriverenti, stupide.
  • Non hai paura dei feedback. Li prendi tutti, li incornici, ricominci.
  • In generale, hai proprio fame di feedback. Diretti, spietati, SINCERI. Vuoi la verità.
  • Non ti vergogni delle tue lacrime, quando qualcosa va storto ti concedi di piangere. Poi riparti più determinata di prima.
  • Impari dai tuoi errori. Li ringrazi.
  • Impari dagli altri, senza copiarli.
  • Ami senza riserve tutto ciò che riguarda il tuo lavoro. Anche le cose più difficili, anche i conti, anche i clienti che spariscono, anche la mazzata di tasse a fine anno. Ami tutto, perché stai costruendo qualcosa di tuo e per crescere ha bisogno di amore.
  • Alla fine della giornata, con i capelli per aria e la schiena distrutta, ti senti una rockstar.
  • Perché comunque vada, anche nelle giornate più difficili, stai vivendo il tuo sogno.

Quando un sogno è grande, vai a prendertelo comunque, anche a piccoli passi. 


Un divano tutto mio. Il mio sogno più grande.

Non scrivo sul blog da secoli e torno per parlare di un divano. Non temete, ora vi spiego. Le ragioni per la mia assenza sono tante, ma sono sempre stata sincera con voi, quindi lo sarò anche stavolta. Il mio umore non era proprio alle stelle. Quando sono tornata a Milano ho deciso di aggiornare la mia roadmap, uno strumento utilissimo per mettere a fuoco gli obiettivi dell'anno che verrà, lavorativo e non.

Dal momento che tutti i miei piani per il futuro sono stati stravolti da un giorno all'altro, ho cercato di prefissarmi obiettivi e traguardi realistici. Va bene sognare, se poi però non riesci a realizzare nemmeno la metà dei tuoi sogni...rischi di non credere più in te stessa.

Tra tutti ne avevo scelto uno, in particolare, che mi sembrava razionale e raggiungibile (anche se non facile): trovare una casa tutta mia.

Dopo due anni di totale indipendenza, tornare a casa non è stato divertente. Non ho una famiglia semplice, siamo numerose e siamo tutte donne (il prossimo che mi dice:"ma che bello!" lo ricopro di colla e glitter, va via dopo due mesi). Ripiombare nella routine familiare e doversi nuovamente incastrare nella vita di altre persone è davvero difficile.

Così, in cima alla mia lista c'era lei: una casetta, anche microscopica, in cui poter ritrovare la mia pace, la mia routine, l'equilibrio di cui ho bisogno per portare avanti il mio lavoro.

Una casa-studio, perché l'obiettivo vero (casa + studio) è ambizioso e meraviglioso, ma ancora lontano.

Così ad ottobre ho cominciato a mettere da parte i miei piccoli risparmi, come una formichina che si prepara per l'inverno. Una briciolina alla volta accumulavo caparra, anticipo per l'affitto, qualche mobile carino e un po' di sicurezza. Accumulavo anche spunti visivi, per rendere tutto più reale. Board su Pinterest, wishlist su siti di arredamento, pieghe su cataloghi e riviste.

Avevo persino scelto il mio divano, eccolo qui:

Il mio divano era bellissimo, l'obiettivo non era poi così lontano. Ce l'avrei fatta entro settembre, quasi sicuramente.

MA. C'è sempre un ma. La vita è un imprevisto continuo. Lo è stata anche questa volta, quando i miei piccoli risparmi sono svaniti nel nulla in breve tempo, per sistemare alcune faccende spiacevoli, per pagare le tasse, per il dentista, per Toby che non stava tanto bene.

Insomma, ad oggi...nessuna casetta. Solo un mucchio di board ispirazionali, wishlist e pieghe tra le pagine.

Quindi, come potete immaginare, la mia roadmap è cambiata di nuovo, l'umore anche. Oggi, però, è successa una cosa bella: ho deciso di non mollare, nemmeno stavolta. Tornare sul blog è un piccolo atto di coraggio: rompo il silenzio per dirvi che gli imprevisti possono capitare, ma non possono MAI e dico MAI, fermarci.

Così ho preso in mano la situazione. Ho stampato la mia roadmap, ho sistemato i conti, ho stabilito un nuovo obiettivo e soprattutto ho deciso di non vergognarmi, per nessuna ragione, per non averlo raggiunto nei tempi che mi ero prefissata.

Ho anche deciso un'altra cosa: non voglio smettere di sognare, di desiderare un luogo tutto mio. Quindi ho riaperto le mie vision board e ho ricominciato a creare wishlist, perché quando potrò finalmente trasferirmi voglio essere pronta.

Ho scoperto che il divano che desideravo (insieme ad altri 200 divani che ovviamente ora desidero). L'ho trovato sfogliando le pagine su LionsHome e, notiziona: esiste ed è reale! Incredibile, vero? Non è solo una bella immagine su Pinterest, così come la mia casetta non è solo un'immagine nella mia mente, ma un giorno (molto presto) esisterà per davvero.

Ci vorrà più tempo del previsto ma il momento giusto arriverà, e ci ritroveremo accoccolati sul mio bellissimo divano, a bere tisana alla lavanda con una teiera ricoperta di topolini (ok, questa è per le bambole, ma stiamo ancora sognando, giusto?)

Non smettete mai di sognare. Non smettete mai di costruire e soprattutto non smettete mai di condividere. Tornare qui e dichiarare a gran voce questo 'fallimento', che fallimento non è, mi spaventava. Eppure ora mi sento molto meglio. Questa è la vita reale: una vita di "Ok, nessun problema. Adesso ricomincio."


Un regalo per la mamma, unicorni e polvere di stelle!

Nella simbolica medioevale l'unicorno era descritto come animale piccolo (a rappresentare l'umiltà) ma invincibile.

Ho sempre adorato questa interpretazione e quando mi sono ritrovata alla ricerca di un regalo per la mia mamma su Troppotogo, ho subito pensato ad un piccolo unicorno. Dovrà affrontare una breve convalescenza tra qualche settimana, e ci tenevo a prepararle una sorpresina. Neanche a dirlo, ho perso la testa quando ho scoperto che tra i prodotti regalo spopolavano gli unicorni! Ho pensato di condividere con voi questa magia e di mostrarvi i miei quattro preferiti. Non solo il design di questi prodotti è adorabile, ma sono anche cose che in effetti potrebbero tornare utili a mia madre (ok, lo so, a parte le pantofole sono tutte scuse per fare scorta di personaggi carini).

Adoro fare regali alle persone a cui voglio bene, soprattutto in momenti un po' complicati. Anche un gesto piccolo può far tornare il sorriso. Date un'occhiata, innamoratevi e impacchettate il tutto con dosi abbondanti di glitter, perché la polvere di stelle qui non può proprio mancare ♡

PANTOFOLE UNICORNO LUMINOSE

Morbidissime e soprattutto luminose, per illuminare il cammino durante le passeggiate notturne verso il frigorifero.

Le trovate qui >

SALE E PEPE UNICORNO

Non credo ci sia bisogno di una descrizione per questi dolcissimi contenitori per sale e pepe! (Mamma, lo so che non ti servono ma non si sa mai, no?)

Li trovate qui >

CUSCINO UNICORNO LUMINOSO

Dubito possa servire a mia madre, quindi questo lo tengo per me. Sono certa che anche Toby apprezzerà.

Lo trovate qui >

TAZZA UNICORNO ELOIDE

Torniamo per un secondo all'utilità, può mia mamma non bere il caffè in una tazza del genere? Non scherziamo. Il caffè del mattino è un momento importante, e la giornata deve cominciare con un sorriso gigante. Questa deliziosa tazza farà il suo lavoro magnificamente, ne sono certa!

La trovate qui >

Per oggi è tutto quattrocchi, spero che questa ricerca di characters carini su Troppotogo vi piaccia, ci aggiorniamo presto con un nuovo post!

♡ Questo post è in collaborazione con Troppotogo.it - Cose che non puoi non avere


L'arte di Walt Disney - la mostra all'Art Ludique di Parigi

Mercoledì 1 marzo ho fatto una follia. L'avevo programmata a gennaio, senza rendermi conto dell'impresa titanica a cui andavo incontro. In questi giorni si è conclusa a Parigi la mostra "Walt Disney, Le Mouvement par Nature", all'Art Ludique. Adoro questo museo e l'avevo già visitato per la mostra di Studio Ghibli. In Italia, per ora, non c'è nulla di simile, e quasi nessuna delle mostre ospitate è arrivata qui (fatta eccezione per la mostra Pixar, al PAC, qualche anno fa).  Quando, mesi fa, ho ricevuto la notifica su Facebook per questa mostra ho deciso di partire. Ho organizzato la trasferta con largo anticipo e mercoledì mi sono svegliata alle 5.30 per partire all'avventura (che bello volare low cost!). Sarò breve: la mostra era una BOMBA. Spero davvero riescano a portarla anche qui, perché dovete assolutamente vederla se come me avete sviluppato un'ossessione maniacale per Walt Disney e per tutto ciò che riguarda l'ambito del character design e dell'animazione.

La mostra ripercorreva la storia e lo sviluppo del lavoro di Walt Disney, dagli inizi fino ad oggi. Non c'era tutto, ma i lavori in mostra riassumevano l'evolversi della società, dello stile, degli argomenti e dei periodi storici attraversati. Qui vi mostro qualcosina in anteprima, ma per 'portarvi con me' ho deciso di acquistare il catalogo della mostra e sfogliarlo con voi sul mio canale Youtube. Spero possa farvi piacere! Ne approfitto anche per consigliarvi un film/documentario sugli inizi di Walt Disney. Non mi ha fatto impazzire a livello cinematografico ma credo sia un modo carino per scoprire qualcosa in più su come è nata la Walt Disney Company.

Bill Peet
Story sketch
Crayon graphite et crayon de couleur
Dumbo, 1941
Milt Kahl
Alice in Wonderland, 1951
David Goetz Concept art Tangled, 2010
Concept art
Wreck it Ralph, 2012
Cory Loftis
Concept art
Frozen, 2013