La mia Frida Kahlo ♡

Buongiorno Juice drinkers!

Vi avevo promesso un post dedicato a Frida, la mia artista preferita. Non sono l’unica ad amare le sue opere e sicuramente buona parte di voi già conosce la sua storia. Non sono qui per riassumerla, e nemmeno per recensire la sua mostra (che ho visitato qualche settimana fa, qui, a Roma). Sono qui per raccontarvi come ho vissuto la scoperta del suo lavoro.

Non sono mai stata una grande fan della storia dell’arte (intesa come materia scolastica). Per prima cosa il libro che utilizzavamo al liceo aveva un formato a dir poco irritante: era quadrato, pesante e le pagine erano lucide. Per i collezionisti di evidenziatori: ci siamo capiti, nessuna soddisfazione.

Il problema non era solo quello, ovviamente. Non si può interpretare fedelmente il lavoro di un artista senza averlo prima conosciuto, questo è sempre stato il mio pensiero. In linea teorica avrei potuto interpretare a modo mio i colori, la composizione e il tema di un quadro o di una scultura, naturalmente conoscendo il background dell’artista e la sua storia. Pensieri di una liceale che cercava giustificazioni per le poche ore di studio dedicate all’argomento, diciamo la verità. In ogni caso non mi sono mai completamente fidata della prima analisi di un’opera sui libri di scuola, allo stesso tempo non provavo nemmeno tutto questo interesse ad approfondirne le verità e gli eventuali errori.

Sul libro del liceo la pagina dedicata a Frida era una sola, mi pare di ricordare. Non abbiamo mai trattato l’argomento.

Così Frida è passata inosservata, silenziosa. Non pensavo l’avrei incontrata di nuovo…ma è successo. Durante il terzo anno di Accademia è ricomparsa sul libro, quasi con uno sguardo quasi di sfida, come se mi stesse dicendo ‘stavolta avrò la tua attenzione’. C’era qualcosa nei suoi autoritratti che mi infastidiva. Non conoscevo bene la sua storia e guardando le sue opere la prima sensazione era quella di una donna arrogante che mi fissava con aria di superiorità.

Io ero quella che, da sempre, ‘Modigliani, lo adoro!’. Forme stilizzate, allungate e sguardi vuoti. Mancava qualcosa ai suoi ritratti, eppure li trovavo rassicuranti. Forse la loro incompletezza lasciava per me spazio all’interpretazione, questo mi faceva sentire a mio agio, avevo il permesso di giudicare e di farmi un’opinione. Lo sguardo di Frida, al contrario, era fermo, senza paura. Le mie interpretazioni, davanti a lei, si sgretolavano con un pizzico di vergogna e riverenza e finalmente cominciavo a mettermi in discussione.

Così, sfogliando di sfuggita qualche altra pagina su di lei, ho deciso di accettare la sfida e di indagare su quello sguardo, per cercare di comprenderne le motivazioni. Il fine non era più l’esame, ma una conoscenza più profonda di un’artista che aveva catturato la mia attenzione come nessun artista aveva fatto prima.

Frida ha conquistato una parte di me, per la sua storia e per il modo in cui ha deciso di raccontarla. Solo in questo caso ho smesso di giudicare e mi sono fermata ad ascoltare, ad osservare. Senza pregiudizi, senza più mettere in discussione il suo sguardo.

Ho sempre visto le sue opere sui libri, sul web. Poi, finalmente, le ho viste anche di persona. Non vi dirò che sono meravigliose, che se vincessi alla lotteria farei razzia dei suoi quadri per dedicarle un salone del mio castello. Nel silenzio della visita ho provato una velata tristezza. Sogni mancati, un dolore quasi palpabile, amore dato e perduto, ancora e ancora. Le sue opere non sono fatte per stare appese al muro di un museo, uno qualsiasi, o almeno questa è stata la mia sensazione. Ho chiuso gli occhi e le ho immaginate accatastate accanto alle pareti della Casa Azul, prima che diventasse a sua volta un museo. Profumo di fiori e posti diversi. Una leggera malinconia e allo stesso tempo un’incontenibile voglia di conoscere, fermarmi, osservare e ripartire.

La Frida Kahlo che ho conosciuto mi ha insegnato che il dolore non è di un solo colore, che anche quando ci sembra di non poterci muovere, quando il respiro è spezzato e le emozioni così contrastanti ed incontenibili, possiamo utilizzare una tela più grande. Nessuno ci impedirà di guardare il mondo a testa alta, nonostante tutti gli sbagli e le contraddizioni che ci hanno reso vulnerabili ed allo stesso tempo così…invincibili.

Ed ecco qui una micro illustrazione dedicata a Frida. Non sarò mai in grado di racchiudere in un disegno quel che vi ho raccontato e nemmeno la sua storia, ma ci tenevo tanto a realizzarla.

frida illustration

Se anche voi volete approfondire, vi consiglio di leggere il suo diario (lo trovate qui). Ai tempi del mio esame avevo anche visto Frida, il film, che ha riscosso un notevole successo e che racconta la vita dell’artista, ve lo consiglio 🙂

Tornerò presto con una nuova rubrica,

a presto!