Innamorarsi di nuovo.

C’è una canzone, che di certo conoscerete.

It’s oh so quiet
Shh shh
It’s oh so still
Shh shh
You’re all alone
Shh shh
And so peaceful until
You fall in love

Io la canticchiavo senza darle troppa importanza durante l’ultima sessione di esami all’Accademia e pensavo solo a quanto potesse aver caldo Bjork a ballare e correre con tutti quei capelli. Con il tempo ne ho apprezzato il significato, e ho cominciato a pensare che forse è proprio così che funziona la vita. Tutto è tranquillo, te ne stai in silenzio trascinandoti nella tua routine, e ad un certo punto…WOW! Ti innamori: di qualcuno, di un’idea, di un desiderio, di una meta, di qualcosa di nuovo. Mi sono innamorata tante volte nella mia vita, di tante, troppe cose. Così ho sempre dato per scontato che il colpo di fulmine sarebbe tornato, ciclicamente, a stravolgere la mia tranquilla esistenza. Aspettavo senza pretese, “tanto poi ritorna.” Vivo a Roma da quasi due anni, e in questo breve periodo il mio lavoro è cresciuto. Ho investito tutto il mio tempo (tutto, letteralmente) nella mia attività, dedicandomi qualche raro momento di silenzio. Anche quando sono andata in vacanza, l’anno scorso, ho deciso di ‘sfruttare’ quel tempo per rinfrescare il mio brand, così tra una nuotata e l’altra mi ritrovavo comunque con il naso rivolto verso lo schermo, invece che verso il cielo. A giugno tutta la stanchezza si è fatta sentire, e dopo un paio di pomeriggi stesa sul divano dello studio a pensare ‘non ce la faccio, devo riprendermi’, ho deciso di partire per Milano, di tornare a casa per un po’. Avevo bisogno di una casa che non fosse studio, di vero silenzio e di abbracci, molti abbracci.

Sdraiata su quel divano mi sono resa conto che per due anni il colpo di fulmine non si era fatto vivo. Avevo messo in pausa le emozioni e la passione, la creatività di cui avevo bisogno, probabilmente avevano fatto qualche deviazione per interessarsi a qualcuno che le desiderasse davvero.

Cosa volevo? Cosa voglio? Chi sono adesso? Dov’è quel momento, quella scintilla? Tornerà mai?

Il mio lavoro è diventato la mia vita. Non me ne faccio una colpa, e continuo ad essere fiera del percorso che ho fatto, non fraintendetemi. Però c’è dell’altro. C’è altro al di fuori del mio studio, della città che ho deciso di definire come ‘temporanea’. I giorni sono passati e ho sempre pensato che si trattasse di una permanenza finalizzata alla mia crescita lavorativa. Vivo a Roma per amore, certo, ma dal momento che ‘non è la città in cui voglio vivere per sempre’ non le ho mai dato davvero una possibilità e ho pensato di ‘sfruttare’ al meglio quel tempo e quella solitudine.

Così sono partita. Spaventata e amareggiata, con una voragine nello stomaco mai provata prima. Perché mentre costruivo un lavoro, perdevo per strada me stessa.

Per quasi due settimane ho ridotto drasticamente le ore lavorative, alternando le consegne in corso al Quattrocchi’s bootcamp, un passaggio necessario per tirare a lucido la Characters Factory prima dell’inizio del nuovo anno.

Ho ricominciato ad ascoltare i miei pensieri, ad ascoltare il mio corpo e a dargli ciò di cui aveva bisogno: ho dormito e camminato tanto. Ho mangiato, passato ore in libreria. Mi sono regalata dei vestiti freschi e colorati. Ho passeggiato con Toby nel bel mezzo del temporale. Ho anche intrapreso un percorso magico e particolare con una persona che mi aiuterà a ritrovarmi. Ho pianto, tanto. L’ho fatto ascoltando la mia canzone preferita, ‘Thunder Road’, nel silenzio della notte, abbracciata al cuscino. Ho pianto guardandomi allo specchio e mi sono data una carezza sul viso. Ho pianto abbracciando una persona che non vedevo da tanti anni, e guardando una foto di quando ero piccola. Dietro quella foto ho scritto “ricordati che questa bambina esiste ancora, prenditi cura di lei.”

selfcare

Il Quattrocchi’s bootcamp era programmato da mesi, doveva essere un periodo di focus sul mio lavoro. Lo è stato, ma è stato molto più di questo. Dopo due anni di silenzio, dopo due anni di costanza e dedizione, ho deciso di cambiare qualcosa. Di prendermi cura di me, prima di prendermi cura del mio business.

Scrivo e fuori si scatena il temporale, e capisco che quel colpo di fulmine è qui, che mi sono finalmente innamorata di nuovo. Mi sono innamorata di un’idea: prendermi tra le braccia, e coccolare quella bambina dagli occhiali grandi, e ogni volta che qualcosa andrà storto, ogni volta che avrà paura le ripeterò: sono qui per te. Andrà tutto bene.

Torno a Roma malinconica ma sorridente, perché nella pianificazione annuale dei prossimi 2000 anni ho anche inserito ‘prenditi cura di te’.

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