Emozioni in cloud – quando un progetto finisce ♡

Oggi è una di quelle giornate. Stamattina mi sono ritrovata, nel bel mezzo di una consegna, a scrivere come una matta, alla ricerca delle parole giuste per raccontarvi una sensazione. Di quelle che quando provi a spiegarle sono troppo veloci, e le vedi scivolare via ad una velocità che quasi ti fa la piega ai capelli. Io, con poca poesia, le chiamo sensazioni Flubber.

flubber

Per non lasciarle scappare cerco di fissarle su una pagina bianca di Textedit (Word, non mi sei mai piaciuto). Osservo questa pagina e mi domando se sia una buona idea condividere con voi anche questo pezzetto di me, se sia una buona idea farlo ora che sono riuscita a programmare ogni giornata, ogni condivisione, ogni racconto.

Vi ho raccontato spesso di quanto sia bello (anche se complicato) vivere una vita da freelance. Ho elencato strumenti utili ed indispensabili per gestire il flusso di lavoro, la contabilità, i clienti. Questi piccoli consigli sono frutto di ricerche e anni (ancora troppo pochi) di esperienza.

Ma durante questi anni di ricerca ed esperienza, non ho mai trovato uno strumento utile per gestire le emozioni.

Sì, perché anche se si tratta di un lavoro, è un lavoro che (per quanto mi riguarda) nasce da qui. Colpetto sul cuore. Ogni mia decisione, ogni mio sacrificio, tutto è dettato dal cuore. Ed è l’amore, quello puro ed incondizionato, a farmi superare anche i periodi più duri.

Questo è un periodo duro. Vedo alcuni dei miei progetti crescere velocemente, altri, purtroppo, si stanno lentamente avvicinando alla fine.

Come ci si comporta quando un progetto muore? Cosa fare quando non dipende da te? E soprattutto (perché va bene l’amore, ma qui bisogna portare a casa la pagnotta, possibilmente con ripieno) come gestire la perdita di un’entrata fissa sostanziosa, che copre un affitto, paga la spesa e i treni per tornare a casa almeno una volta al mese? E, la domanda delle domande, come fare per capire se si è sulla strada giusta, anche quando tutto sembra andare a rotoli?

Quando le cose non vanno troppo bene e decido di parlarne con qualcuno, le persone hanno 2 reazioni:

  1. Perché non mandi in giro un po’ di curriculum? Provare in una grande azienda no?
  2. Guadagni così poco?

Le risposte per me sono sempre molto semplici. Non ho mai mollato, e forse anche grazie alla mia testardaggine oggi sono così fiera del mio lavoro e posso vivere la vita che desidero (con tanti sacrifici, ma vuoi mettere la soddisfazione?). Cercare un posto fisso in una grande azienda, ora come ora, per me non sarebbe la cosa giusta. Prima di farlo voglio essere certa di averle provate tutte. Ah, e poi non va così male tra parentesi. Alla seconda domanda rispondo così: alzata di spalle,

“no, ma non sono le entrate mensili che determinano il successo di un progetto”.

E quando quel progetto muore, un po’ muori anche tu che l’hai visto nascere, che hai combattuto fino alla fine per prendertene cura, anche se intorno a te tutti sembravano suggerirti di abbandonare la nave prima di colare a picco durante la tempesta.

Non è semplice. Anche se nel frattempo ci sono altri progetti, grandi idee e grandi persone a lavorare insieme a te, la situazione non cambia. Salutare un progetto è doloroso. Ancor più doloroso è il momento successivo. Dove ho sbagliato / e adesso come faccio / dove lo trovo un altro cliente così / non ce la farò mai / ora mollo tutto.

Quindi, qual è lo strumento per gestire tutto questo? Emozioni in cloud? Nessuno l’ha inventato? Non posso classificare successi e fallimenti in ordine alfabetico, fatturare la felicità e segnare tra le spese sostenute la tristezza e la fatica? Scalare la stanchezza?

Niente di tutto ciò, ma qualcosa si può fare. Guardare avanti e continuare così, perché anche il fallimento fa parte del gioco, solo che quando lavori freelance pesa tutto sulle tue spalle, ed è un po’ più difficile accettare la sconfitta.

boat

Tra un progetto e l’altro, una lavatrice e la spesa, le nottate al computer e una telefonata ad amici e famiglia per dire che ‘va tutto bene, state sereni’, continuo a combattere. E ogni singolo successo, ogni singolo fallimento di questa carriera che mi sto costruendo con tanta fatica, me lo porterò in vetta come una bandiera, o lo saluterò mentre affonda nel blu dell’oceano.

Perché ogni nave, anche se sul fondo del mare più scuro, ha trasportato e nasconde qualche tesoro.