Disney – Feast ♡

Buon pomeriggio quattrocchi! Oggi, per la rubrica dedicata al character design, ho deciso di parlarvi dell’ultimo short movie Disney: Feast! Se ancora non l’avete visto, prima di continuare a leggere, guardate qui:

Quando sono andata al cinema a vedere Big Hero 6 (come ogni volta che torno al cinema per vedere film di animazione) ero emozionata come una bambina. Sapevo che il film prometteva bene, ma non mi aspettavo un corto in apertura e soprattutto…un corto come questo (sì, sono arrivata impreparata!). Il primo corto Disney è quello in cui fa la sua apparizione Mickey Mouse. Disney però non ha mai portato avanti questo schema (corto + film) con rigore. Pixar è sempre stata leader di questo procedimento, presentando cortometraggi meravigliosi prima della proiezione dei suoi film.

Le cose però sono cambiate, e adesso anche Disney ha deciso di riproporre lo stesso schema, coinvolgendo i dipendenti di tutti i dipartimenti nel processo di produzione. Come funziona, quindi? Come è nato il piccolo Winston?

Ogni anno i dipendenti possono presentare le proprie idee e quelle selezionate ‘vincono’ un pitch davanti a John Lasseter (una cosetta poco impegnativa insomma!). Durante l’ultimo girone di presentazioni Patrick Osborne si è fatto notare per la sua idea. Per un anno aveva portato avanti il progetto 1 Second every day, raccogliendo immagini dei pasti di tutti i giorni. Pensava che sarebbe stato bello raccontare una storia attraverso il cibo. Sviluppando ulteriormente l’idea…è nato Feast.

Il corto racconta la vita (romantica) di un padrone, vista con gli occhietti di Winston, un adorabile Boston Terrier che per la maggior parte del tempo…magna (scusate, da quando vivo a Roma…). La storia viene quindi raccontata boccone per boccone, attraverso i pasti che i due condividono. Una serie di manicaretti che il mio, di cane, può solo sognarsi.

La cosa che mi è piaciuta di più in assoluto? Il punto di vista. Per la prima volta la storia viene raccontata e vissuta dal protagonista, Winston, e tutto ruota intorno a lui. I movimenti di camera seguono il cucciolo e vediamo tutto con la sua prospettiva, alla sua altezza. Anche i suoni sono quelli che sente lui e viviamo il tutto ai piedi del tavolo, senza riuscire a distinguere fino alla fine i personaggi secondari. Grazie a questo particolare punto di vista, riusciamo davvero a sentire la storia. A sentire quel che sente Winston.

Anche la tecnica è decisamente affascinante. Osborne è stato head of animation anche per Paperman (ricordate la meraviglia?) e qui ritroviamo alcuni elementi molto simili. Il lavoro è interessante e diverso dai classici Disney perché nonostante il character design da cartoon tipico dei film di animazione, l’animazione stessa è molto più realistica, portata ad un livello successivo. Le linee, i bordi e soprattutto…la luce. Un intero team lavora di solito a questo aspetto, che cambia radicalmente la percezione della storia, regalandoci dei giochi di luce a mio avviso meravigliosi. Si può dire che con Paperman e Feast il Rinascimento Disney abbia ‘finalmente’ avuto inizio, questo momento lo aspettavo da tempo.

Un incontro poetico tra i disegni fatti a mano in 2D e l’animazione fluida del 3D. Uno stile sperimentale che non può che conquistarmi ogni volta, fino a farmi commuovere (lo so, alcuni penseranno ‘questa è pazza!’, ma osservo da tutta la vita le magie dell’animazione e mi commuovo facilmente!).

Un’altra scelta che ho trovato curiosa è stata quella del protagonista. Perché proprio un Boston Terrier? Disney non aveva mai utilizzato un cagnolino di questa razza come protagonista e il team voleva a tutti i costi che Winston fosse unico. C’è anche una ragione più tecnica per la scelta di questa razza: serviva un cagnolino riconoscibile a livello di ‘pattern’ e struttura dei colori. Grafica ed illustrazioni in questo corto sono estremamente pulite, servivano quindi degli ‘stacchi’ (anche di colore) per poter rendere al meglio il movimento del cagnolino.

Naturalmente dopo averlo (finalmente) rivisto online, mi sono preparata una scorta di dolci e spremuta e mi sono fatta una bella maratona di interviste ed articoli sul corto. Tra le varie interviste rilasciate, un concetto espresso da Osborne ha catturato la mia attenzione. Per poter lavorare a Feast, Osborne ha abbandonato la lavorazione di Big Hero 6 (dopo due mesi di lavoro già avviato). Ha deciso di lanciarsi in questa avventura, di abbandonare un lavoro sicuro per poter realizzare questa meraviglia, ma senza alcuna certezza. Questi corti non hanno nessun rientro economico vero e proprio, perché vengono proiettati in testa a ‘super film’. Quindi, perché lanciarsi? Osborne risponde che la logica dei corti è quella di mettere alla prova un team, per vedere come sviluppa un obiettivo e naturalmente definisce questo tipo di progetto come un progetto d’arte. Anche per me si tratta di questo…arte. Pura magia.

P.s. per chi (giustamente) si stesse domandando se le montagne di cibo ingurgitate da Winston potrebbero in qualche modo incoraggiare i padroni a fare lo stesso con i propri cuccioli, vi rassicuro: il corto è stato visionato dal California Medical Veterinary Board, e il corto è stato distribuito con un disclaimer. Una coccola ogni tanto va bene, ma prendetevi cura dei vostri cuccioli in modo intelligente!

E a proposito di character design, Disney e Pixar…vi segnalo questo corso breve intensivo che si terrà a Roma il 20, 21 e 22 marzo. La Story & Character Masterclass con gli artisti Pixar (ciao, quando mi hanno comunicato la notizia sono quasi svenuta). Sì, io ho fatto una follia e ci sarò! Sarò quella con occhiali giganti e aria sognante 🙂

Un abbraccio e buon weekend dalla vostra Quattrocchi!