Juice for Breakfast

I superpoteri del character design

Buongiorno quattrocchi,

eccomi di ritorno sui diari della Factory, stavolta per aggiornarvi sul corso “I superpoteri del Character Design”.

Cominciamo da qui: ho sempre sofferto di quella che alcuni chiamano ‘ansia da palcoscenico’, ovvero…sono sempre stata terrorizzata dal parlare in pubblico.

 

via GIPHY

Ma questa paura (probabilmente scaturita dai ruoli imbarazzanti che ho dovuto interpretare alle recite scolastiche delle elementari) con il tempo ho imparato a gestirla, e ho scoperto che insegnare è una delle cose che più mi spaventa ma che allo stesso tempo riesce a darmi le più grandi soddisfazioni.

Così qualche anno fa ho deciso che avrei anche insegnato ciò che amo.

Non avrei solo lavorato da sola alla mia scrivania, ma avrei costruito una rete di studenti e appassionati per diffondere le basi di questa disciplina.

Perché ho deciso di farlo?

Perché il mondo del character design, secondo me, ha bisogno di più spazio e perché condividere ciò che so con chi è all’inizio di questo percorso mi fa sentire completa. La condivisione è sempre stata la base del mio lavoro, e l’insegnamento è l’atto di condivisione per eccellenza.

“I superpoteri del Character Design” è un corso breve, della durata di un pomeriggio, e racchiude:

  • Una parte teorica, in cui parliamo della storia del character design in ambito pubblicitario e cartoon a partire dal boom economico americano. Parliamo anche e soprattutto del Carosello in Italia, perché quello è stato un periodo meraviglioso e mascotte indimenticabili hanno mosso i primi passi sullo schermo delle tv italiane.

  • Una parte pratica, in cui vediamo tecniche, spunti e suggerimenti per creare un personaggio di successo. In questa parte del corso lavoriamo insieme e poi individualmente. Facciamo un gioco che si chiama ‘Cadavre Exquis’ (utilizzato dagli artisti surrealisti per dare vita a disegni e storie unici) e creiamo insieme un personaggio originale, per stimolare la fantasia e generare connessioni inaspettate. Poi cominciamo con il brief: ad ogni tappa del corso ne propongo uno diverso, per guidare gli studenti nella progettazione di un personaggio che possa raccontare quel prodotto o quella storia.

La prima tappa: Reggio Emilia

Questa è stata la prima tappa in assoluto del corso, ed è stata una giornata importante ed una conferma: ci sono aspiranti character designer e veri appassionati nascosti dappertutto, e al Comò Lab ci siamo riuniti intorno ad un grande tavolo per lavorare insieme.

Dopo quella prima tappa ho deciso di strutturare maggiormente il corso e di portarlo anche a Milano, per la seconda data (sabato scorso).

La seconda tappa: Milano

La seconda tappa è stata ancora più importante: ho tenuto il corso al secondo piano del mio nuovo studio, nel magico spazio di Marenco 4 a Milano.

Qui è dove si svolgeranno anche le prossime edizioni. Poter accogliere gli studenti in uno spazio così speciale per me è stata un’esperienza indimenticabile.

Questo secondo appuntamento è stato importante anche perché quattro meravigliose aziende hanno creduto nel progetto, e hanno collaborato con Juice for Breakfast per rendere l’esperienza degli studenti ancora più speciale.

Le ragazze sono tornate a casa con delle coloratissime goody bag di SelfPackaging, che contenevano sorprese legate al mondo del character design.

Flying Tiger Italia con la sua collezione dedicata ai supereroi (matite, gomme e cioccolatini), Pastiglie Leone con le sue affascinanti confezioni con character vintage ed infine Blue Shuttle con la promozione del Master in animazione digitale con artisti Pixar.

Insomma, il corso si evolve, si arricchisce e cresce, insieme agli studenti che decidono di farne parte.

Al termine del corso gli iscritti entrano a far parte di un gruppo segreto su Facebook, un luogo in cui raccogliamo materiali, spunti extra, contenuti inediti e speciali e soprattutto un luogo in cui possiamo scambiarci idee, scoperte e news sul mondo del character design.

La prossima tappa?

Per adesso non posso ancora svelarvi nulla, sto lavorando al prossimo appuntamento e ad una serie di corsi e workshop integrativi per dare più spazio all’aspetto pratico.

Questa era l’ultima tappa prima della pausa estiva, ma tornerò a settembre con tutte le informazioni per chi desidera scoprire il magico mondo del character design!

Per restare informati sulle prossime date potete iscrivervi alla newsletter della Characters Factory.

Grazie di cuore ai ragazzi di Comò Lab per aver dato il via a questo tour, a tutti gli studenti che hanno partecipato alle prime due tappe e ai fantastici sponsor che hanno creduto nel progetto.

Ci rivediamo in classe l’anno prossimo!

Giulia


Sono tornata.

C'è questa cosa, una sensazione, un'urgenza: cambiare.

Durante la settimana del Fuorisalone sono stata letteralmente risucchiata da eventi, appuntamenti, trasferte. Non ho passato un solo giorno in studio e la settimana è volata. Mentre giravo per la città carica come uno sherpa ho ricevuto un alert dal mio provider: il mio sito era strapieno di malware, che in gergo tecnico significa "hey, il tuo sito ha un bel po' di problemi, corri ai ripari".

Avevo a malapena il tempo di mangiare, figuriamoci il tempo per occuparmi dei malware sul mio sito. Però la faccenda era importante, perché tutto il mio lavoro si svolge online e se i clienti non ti trovano, oppure quando visitano il tuo sito vengono reindirizzati ad una pagina di casinò online...il lavoro si ferma e perdi credibilità, giusto?

Quindi ho preso una decisione drastica: andare offline.

Questa parola, quando la pronuncio ad alta voce, mi provoca un brivido di terrore lungo la schiena.  Sudori freddi, reazioni allergiche, PURO-PANICO.

Non sono mai stata offline per più di due minuti, ma era necessario.

Il mio sito è rimasto oscurato per più di due settimane, un tempo infinito per chi lavora in questo ambito. Mentre il mio sito giaceva inerme e dolorante sotto al lenzuolo di una pagina coming soon, ho avuto un'illuminazione. Quei maledetti malware mi avevano fatto un favore. Senza di loro non avrei mai trovato la voglia e il coraggio di cambiare.

Il mio sito e la mia immagine non rappresentavano più, da tempo, ciò che stavo facendo alla Characters Factory.

Così, presa da un impeto di follia, ho cancellato tutto e sono ripartita da zero. Un bootcamp d'emergenza per dare nuova vita e nuova voce alla mia attività, al mio studio. Un restyling radicale e stravolgente. Una vera e propria rivoluzione.

Mi sono tagliata tutti i capelli, perché questo gesto mi fa sempre sentire tipo Rambo, e poi mi sono messa all'opera. Così tutto è cambiato e finalmente posso aprire le porte della mia nuova Factory.

Non più una piccola scrivania nella mia camera da letto, ma un vero e proprio studio. Con una porta, un indirizzo, dei collaboratori e tutto il resto. A tutti gli effetti Juice for Breakfast si è trasformata in ciò che ho sempre sognato. 

Io, questa cosa, l'ho davvero sognata fino allo sfinimento. L'ho desiderata, immaginata mille volte, guardando il soffitto della mia camera e pensando "un giorno sarò più grande". L'ho progettata, distrutta, ricostruita. Ho fatto fatica, tanta, e siamo solo all'inizio.

Non mollate MAI. Credeteci, anche quando tutti vi dicono che non ne vale la pena, che potete fare meno, che se non funziona potete trovare altro. Fate tutto ciò che è in vostro potere per dare forma alle vostre idee.

Quando le cose si complicano, combattete di più.
Quando tutto sembra andare a rotoli, datevi da fare come non avete mai fatto.
Quando le persone intorno a voi non ci credono, credeteci ancora di più.
Se avete un'idea imprenditoriale non abbiate paura di raccontarla al mondo. Siete delle rockstar. Affrontate la crisi e trasformate gli imprevisti in possibilità.  

Vi abbraccio,
e stappo una bottiglia di champagne, perché va bene tutto ma la spremuta, oggi, non è abbastanza.

G.


Freelance che consegnano: tipologie

Cari quattrocchi, oggi torno sul blog con un post diverso dal solito. Nelle ultime settimane ho vissuto in una sorta di tunnel fatto di consegne troppo ravvicinate, valanghe di modifiche non previste, email effetto proiettile alle dieci di sera e stanchezza. Tanta, tanta stanchezza. Le consegne che avevo in programma, però, sono andate bene. Mentre vivevo la mia personale lotta contro il tempo, mi sono interrogata su come affronto di solito le situazioni di stress, così è nato questo post.

A parte l'ultima, credo di aver fino ad ora sperimentato tutte le categorie, collocandomi definitivamente nella categoria numero uno. Sì, ansiosa, eccomi!

Di seguito, tutte le tipologie di "freelance che consegnano" che ho fino ad ora individuato e conosciuto. Lo so, ne sono certa. Qui ci siete anche voi.

L'ANSIOSO

Source: giphy.com/cheezburger/

Iperventilazione, sudorazione eccessiva e sonno disturbato. Solo alcuni dei sintomi che contraddistinguono il freelance ansioso. Appena riceve approvazione per un preventivo si lancia alla scrivania e comincia a "settare tutte le deadline su Calendar". Vive per le consegne e probabilmente la Pomodoro Technique è la sua unica certezza. Se non raccoglie almeno 5 pomodori in una mattinata entra in un tunnel di panico misto a desiderio di redenzione e, in buona sostanza, mette il turbo. Si ritrova a chiudere la consegna con anticipo sconcertante. Nel tempo che gli resta, prima di inviare il lavoro, apporta una quantità esorbitante di modifiche per raggiungere la perfezione. Di solito, alla fine, per lui va tutto bene. E va bene nella prima versione.

IL DISINVOLTO CHE SOTTOVALUTA

Source: giphy.com/foxhomeent/

Questa categoria è una delle più rischiose. Questo freelance lavora rapidamente e la sua parola preferita è "execution". Consegna con largo anticipo e di proposito, convinto di fare bella figura e di conquistare il cliente per la sua produttività ed efficienza. Spedisce le bozze e poi organizza cene, vacanze, degustazioni di vino nelle campagne Toscane e lanci con il paracadute a Bali. L'effetto collaterale per questo freelance troppo sicuro di sé è la VALANGA di modifiche. Quando il cliente ha davanti troppi giorni di distanza dalla deadline, tende ad approfittarne "perché tanto c'è ancora tempo!". Il disinvolto va a cena, in vacanza, a fare degustazione di vino e paracadutismo. Con il computer. E resta in camera a lavorare.

QUELLO IN SCIVOLATA DI POTENZA

Questo freelance è una rockstar. Fa un sacco di vacanze, è sempre in giro per trasferte. Spesso lavora dalla spiaggia (#todaysoffice), dalla cima di un grattacielo, dalla luna. Richiestissimo, bello bello in modo assurdo e stranamente ha sempre il volto riposato. Quando gli chiedi "come va il lavoro" ti risponde "eh, si lavora dai!". Vive al limite e ama divertirsi. MA. Quando si avvicina la consegna, questa tipologia di freelance corre. Quello in scivolata di potenza riesce a procrastinare con successo fino a due ore prima della consegna. Che sia un sito e-commerce, un libro illustrato, una brand identity completa, lui ci arriva in scivolata di potenza. Definirlo maratoneta sarebbe riduttivo. Arriva al pelo sudato, completamente distrutto, probabilmente strafatto di caffè o di RedBull. Ma il suo lavoro è impeccabile e poco dopo il fatidico 'invio' dello .zip il freelance in questione riprende la sua vita pavoneggiandosi dell'ottimo risultato ottenuto.

NEVILLE PACIOCK

Source: weheartit.com/entry/group/15324585

Questa è la tipologia dei freelance ingenui e fortunati, quella che tutti invidiamo almeno una volta durante la nostra carriera. I Neville Paciock sono velocissimi a fare preventivi e per qualche inspiegabile ragione vengono tutti accettati entro poche ore dall'invio. I Paciock però non sono tanto bravi nel planning, quindi tendono ad accumulare consegne su consegne, promettendo di rispettare deadline irrealistiche e quasi impossibili. Arrivato vicino alla scadenza, Neville si ritrova completamente sommerso e in uno stato psicofisico alterato. Suda freddo, resta pietrificato davanti all'email "quando ci mandi le prove?" e cammina avanti e indietro per lo studio cercando una soluzione magica. E di nuovo, inspiegabilmente, riesce a destreggiarsi e a convincere il cliente che le cose fatte bene richiedono tempo. Un Aresto Momentum e il cliente resta magicamente in silenzio, ad aspettare pazientemente (e contro qualsiasi legge cosmica) la consegna.

PATRICK SWAYZE NEI PANNI DI SAM (GHOST)


via GIPHY

Lui SPARISCE. Semplicemente. Preventivo firmato, scadenze fissate, call conoscitiva andata alla grande. Il freelance dell'ultima categoria promette e poi svanisce. Sfora o buca completamente la consegna, quasi mai di proposito ma per scarsa organizzazione. Arrivato al fatidico giorno si fa prendere dal panico e si barrica in casa per recuperare in tempi ragionevoli. Nel frattempo, però, il cliente brancola nel buio. Scrive email di sollecito, telefona, manda messaggi su Whatsapp e preso dallo sconforto Googla il nome del freelance per scoprire dove abita. Sam, generalmente, ricompare il giorno dopo o a qualche giorno di distanza, con esordi simili a "Perdonami per il terribile ritardo, al corso di ceramica mi si sono pietrificate le mani" / "Scusami per il ritardo, mi hanno rapinato e con Molly sono andato a fare denuncia per il Mac" / "Sono mortificato, abbiamo finito tardi la seduta spiritica con Oda Mae". Questa categoria non è tra le migliori, ma almeno una volta vi capiterà di farne parte. Un solo consiglio: scuse credibili.

L'AGONISTICO

Source: giphy.com/rockymovie/

Lui non lavora, CREA. Lui non fattura, SCALA. Lui non è bravo, è il MIGLIORE. Rocky è il freelance macchina da guerra. Presentissimo sui social, è diventato un influencer stimato. Lavora giorno e notte, fattura come un pazzo (anzi, SCALA come un pazzo). Lavora per le testate più famose, per case editrici, società galattiche e per la NASA. Ha una lista d'attesa di anni luce e di solito ha un assistente che risponde alle email al posto suo. Ovviamente, che domande, è fuori dai minimi, lui sta nei MASSIMI.

L'EQUILIBRISTA

Fonte: giphy.com/AnchorPoint/

Arriviamo alla fine della lista con la tipologia di freelance che tutti vorremmo essere. Equilibrato, concentrato, organizzato. L'equilibrista riesce a fare tutto senza correre. Consegna in tempo, sempre. Ogni tanto si concede persino una vacanza e sa esattamente quanti contributi dovrà versare a giugno e a novembre. Nella pausa pranzo esce per andare a Yoga, il venerdì esce per l'aperitivo con gli amici e fa backup periodici per assicurarsi di non perdere nulla. Utilizza tutti gli strumenti digitali esistenti per organizzare il suo lavoro e aumentare la produttività. Dorme otto ore a notte e segue una dieta equilibrata.

Questo freelance...NON ESISTE.


A piedi scalzi sul tappeto.

Il mio 2018 comincia con un nuovo trasloco. Stavolta piccolo, ma non per questo meno importante dei precedenti. 

No, non ho ancora trovato l'appartamento dei miei sogni, però ho trovato lo studio dei miei sogni. Questa per me è una conquista grandissima.

Lavoro come freelance da cinque anni e ho sempre lavorato esclusivamente da casa. Ho imparato a gestire gli orari, a rispettare le deadline nonostante ci fosse l'aspirapolvere da passare, il bucato da stendere. Ho sempre vissuto con altre persone e ho imparato ad organizzare il mio lavoro in base agli umori degli altri, ritagliandomi piccoli spazi e momenti di silenzio abbastanza rari. 

A Roma ho avuto un vero studio in casa, durante quel periodo la mia produttività ha avuto un picco straordinario. Lì ho imparato che dividere il lavoro dal relax è fondamentale. Senza questa distinzione rischio di lavorare in pigiama, dormire con il computer, scansionare calzini e spargere briciole di biscotti sulle fatture.

Insomma, io a Roma ho capito che:

Il lavoro è una cosa seria, e per farlo bene bisogna farlo in uno spazio serio. 

Quando sono tornata a Milano ho ricominciato a lavorare in camera da letto, e solo dopo diversi mesi ho letteralmente colonizzato il salotto per trasformarlo nel mio studio. Inutile dirlo, produttività calata a picco. Suona il campanello, mia madre sforna la lasagna, Toby distrugge il divano e poi gli ospiti, le cene e io che devo sloggiare con baracca e burattini, i vicini che hanno il televisore attaccato alla mia parete e (in buona sostanza) la perdita di concentrazione totale. 

In questo post non vi mostrerò il mio nuovo spazio di lavoro. Vi presenterò il nuovo studio solo quando sarà tutto pronto, perché, eccola qui la vera novità, non sarò più sola. Lavorerò con altre tre donne, imprenditrici, creative, freelance. Non sono persone scelte a caso, ma una vera squadra di meraviglia. 

Poi vi racconterò tutto, soprattutto il mio 'perché'. Perché ho scelto loro, quel luogo così speciale, e non un coworking qualsiasi. Vi racconterò del cambiamento più grande che abbia mai affrontato e della guida che ha reso possibile tutto ciò che di magico è avvenuto nella mia vita nell'ultimo anno, compreso questo ultimo spostamento. 

Oggi, quindi, sono qui solo per salutarvi, per anticiparvi questo grande cambiamento e per mostrarvi come ho trasformato la mia camera da letto.

Sì, perché il computer se ne andrà in studio, e ho già smontato il mio angolo in salotto. Ho però deciso di tenere la mia scrivania bianca e di spostarla in camera, la ragione è molto semplice: anche se passerò quasi tutto il mio tempo in studio, tornerò a casa la sera e nei weekend me ne starò qui. 

Desideravo creare un angolo che fosse solo mio (senza lasagne, campanelli, tv a palla) in cui rifugiarmi e creare al di fuori del lavoro. La mia cameretta è sempre stata la mia bolla felice, oggi lo è ancora di più. 

La distinzione tra lavoro e relax sarà radicale, ma tornerò a questa scrivania per scrivere, scrivervi, disegnare.  

I piedi nudi sul tappeto, una tazza di tè caldo, una candela profumata, la mia sedia a dondolo e la musica a basso volume. Quando tornerò qui, la sera, stanca dopo una (bella) giornata di lavoro mi immergerò nel mio mondo e ricaricherò le batterie. 

Non è cambiato molto, a parte il tappeto, realizzato a mano dalle artigiane di Sukhi.

In nepalese, Sukhi significa felice.

Questo meraviglioso regalo è arrivato proprio al momento giusto, quando ho cominciato ad inscatolare lo studietto e ho spostato la scrivania in camera. E FELICE, lo sono per davvero.

Ho subito adorato le creazioni degli artigiani di Sukhi. Utilizzano materiali anallergici e atossici come la pura lana 100% della Nuova Zelanda, e per ogni pallina feltro viene utilizzato un solo colore. Questo garantisce che i tappeti resistano nel tempo.

Molti degli artigiani lavorano da casa, e Sukhi li sostiene con una formazione completa e con condizioni di lavoro giuste. Ogni tappeto prende il nome del suo artigiano e volendo, è anche personalizzabile. Insomma, non sarà più Natale ma se desiderate fare o farvi un regalo davvero speciale credo che questa sia l'idea perfetta per tenere al caldo i piedi mentre lavorate al planning del 2018 ♡

Ecco tutto, cari quattrocchi. Settimana prossima comincia la mia avventura, e non vedo l'ora di portarvi con me. Dalla mia scrivania, a piedi scalzi con la cioccolata calda, è tutto.

Vi auguro un 2018 di meraviglia, avventura, grandi sogni che prendono forma e magia. 

[Questo post è in collaborazione con Sukhi - Tappeti fatti a mano. Per conoscere la loro missione potete dare un'occhiata qui. Qui, invece, trovate l'intera collezione di tappeti di palline e tappeti di lana e feltro come il mio. Troverete anche tappeti patchwork e tappeti Beni Ourain, tutti realizzati a mano, unici e di altissima qualità.]


Casellina 24.

Ah, signora! Quella che lei crede una gobba è l'astuccio delle mie ali.

- Giacomo Leopardi

Il blog, come sempre, rimane in silenzio e torna a parlare quando ho davvero qualcosa da dirvi. Cari quattrocchi, il 2017 è quasi finito, ed io sento dentro un'esplosione di emozioni mai provata prima.

Oggi è la Vigilia di Natale, e anche l'ultimo giorno del mio calendario dell'avvento per freelance. Questo progetto è stato una vera meraviglia. 23 creative, imprenditrici, artigiane e freelance hanno messo a disposizione la propria voce e consigli preziosi per chi desidera avventurarsi nel mondo del lavoro in proprio. L'ultima casellina me la sono tenuta per me perché ho davvero qualcosa da dirvi. Un consiglio che viene dal profondo del mio cuore e che credo sia giusto condividere oggi con voi.

Un anno fa scrivevo questo post. Stravolgevo la mia vita e ricominciavo letteralmente da zero. Credevo davvero di aver perso tutto ciò che contava per me. Non avevo neppure una scrivania, e mi reggevo in piedi solo perché dovevo farlo.

Non ho smesso di lavorare nemmeno un giorno, persino durante il trasloco mi accoccolavo tra uno scatolone e l'altro e rispondevo alle email. Cercavo di tenere in piedi l'unica certezza che avevo costruito: la mia carriera.

Credo sia stato uno dei momenti più duri della mia vita, e allo stesso tempo la sfida più grande che abbia mai vinto. Una mattina, ormai stracolma di dolore e stanchezza, ho preso una decisione, mi sono fatta una promessa.

Avrei lasciato quel dolore scorrere dentro di me per tutto il tempo necessario, ma MAI avrei permesso a quel dolore di allontanarmi anche solo minimamente da quello che era il mio sogno. E da quel giorno, a ripetermi "io realizzerò tutto ciò che desidero" davanti allo specchio del bagno, ogni microscopica cosa che ho realizzato mi ha permesso di fare un passo in più verso quel sogno.

Il 2017 non è andato come l'avevo immaginato, ed ora è il momento del bilancio. Non ho raggiunto il mio obiettivo di fatturato. Non ho raggiunto tutti i clienti che avrei voluto raggiungere, non sono stata costante sul blog, su Youtube, su Instagram. Non ho trovato una casa, non ho trovato uno studio. Non ho registrato il mio marchio. Non ho vinto grandi premi, non ho "fatto il botto".

Eppure.

Questa parola mi piace davvero.

Eppure la mia vita è cambiata, e sono esattamente dove voglio essere. Nemmeno per un maledetto secondo ho lasciato perdere quel sogno. Ho accolto, accettato e superato ogni imprevisto che ho trovato lungo il percorso. Ho trasformato i cambi di programma in benedizioni, occasioni, opportunità. Anche quando le cose sono diventate difficili per davvero, io quel sogno me lo sono stretto al cuore e l'ho tenuto immobile. Un oggetto delicato e prezioso, che per nessuna ragione si sarebbe infranto tra gli spintoni, le cadute, i terremoti. Quel sogno di cristallo sottile era, ed è ancora oggi, una forma di coraggio.

Eccolo, il mio consiglio.

Non smettete mai di proteggere quel desiderio. Alimentate con ogni particella di voi il dono che avete dentro. Combattete, cadete, radete al suolo ciò che si mette tra voi e il vostro obiettivo. Tirate giù il mondo se necessario. Scenderete a compromessi, attraverserete ondate di dolore. Avrete paura, una paura folle. Magari per qualche minuto, per qualche giorno o mese, resterete paralizzati e vi domanderete "ne vale la pena?". Sarà difficile, certe volte sembrerà addirittura impossibile. Succederà. Succederà di tutto e voi dovrete essere pronti ma mai, e dico MAI, dovrete mollare la presa. Ciò che desiderate è possibile. Voi siete possibili. 

Lo so, tutto questo potrebbe sembrare una grande banalità. Ma eccola di nuovo, quella parola che mi piace tanto: EPPURE.

Eppure la felicità risiede proprio lì: nella semplicità, nel pensiero positivo, nella determinazione e nella costanza. Ribaltate il vostro punto di vista. Guardate il mondo a testa in giù. 

In questo post non elencherò strumenti utili per diventare freelance. Ciò che ho scritto qui non riguarda solo il mio, il vostro lavoro. Non ho tra le mani il segreto per quella felicità, ma tra le mani ho ciò che ho vissuto, la mia storia, le mie lacrime e le mie rivincite. Ho il mio sogno e ho gli strumenti per realizzarlo.

A gennaio sarò più grande, il 2017 è stato il primo vero gradino verso quel palco, verso quel sogno. 

Vi voglio bene e vi auguro un Natale di sussurri, abbracci avvolgenti, luce.

G.


Girlboss - quando il tuo capo sei tu

Vi ho già parlato del libro Girlboss in una delle mie newsletter (a proposito, siete iscritti? Recuperate qui).

L'ho letteralmente divorato. Ho sottolineato, piegato, etichettato, catalogato ogni spunto o consiglio che ho ritenuto utile per il mio business. I libri li distruggo, questo l'ho proprio disintegrato. Il libro non racchiude la verità assoluta sul senso della vita o la verità assoluta sul senso dell'Inps, ma qualcosa di buono c'è davvero.

Sophia Amoruso, founder di NastyGal, racconta la sua storia senza fronzoli o perbenismi. Mette in piazza i suoi punti deboli, la sua esperienza e soprattutto i suoi errori, cosa che in pochi hanno il coraggio di fare. Eppure, molti business di successo hanno in comune proprio questo: all'inizio sono stati fallibili, imperfetti. Gli errori si trasformano in esperienza e l'esperienza fa crescere una realtà imprenditoriale, piccola o grande che sia.

Dopo il libro è uscita la serie, che trovate su Netflix, ho divorato pure quella. Non mi è piaciuta per niente, ma l'ho guardata comunque perché quando comincio qualcosa devo per forza portarla a termine.

Questa è una delle caratteristiche che a mio avviso definiscono una Girlboss. Portare a termine le cose, se crediamo che anche in minima parte ne valga la pena. La serie non aggiunge nulla al libro, lo riassume (e romanza) in modo abbastanza spiccio. Però vedere questa serie mi ha fatto bene: per la prima volta ho visto sullo schermo una storia simile alla mia, alla vostra. Bello Iron Fist, noi però vogliamo la realtà, ogni tanto. Sophia è l'anti-eroina per eccellenza, eppure è molto più vicina a noi, per questo non possiamo ignorarla.

Forse non riusciamo ad amarla perché è partita da dove siamo partite noi, ma è arrivata a destinazione in tempi record. Questo caso di studio, comunque, mi è servito per raccogliere alcune idee e restituirvele qui.

Oggi, a cinque anni dall'inizio della mia attività, sono pronta a dirvi la verità. Anche io mi sento una Girlboss. Anzi, lo sono, non voglio più vergognarmene.

Qual è, per me, la definizione di Girlboss? Perché ve la scrivo qui, sul mio blog?

Ultimamente ho rivalutato molto il mio lavoro, ho riscritto la mia biografia e mi sono fatta fare una nuova foto. Sto ancora lavorando dietro le quinte, ma l'insicurezza iniziale piano piano comincia a sparire.

All'inizio, quando spiegavo alle persone il mio lavoro, le reazioni erano scoraggianti.

Non ero abbastanza chiara, non ero abbastanza decisa, avevo un tono di voce troppo basso, la stretta di mano da 'signorina'. Sminuivo il mio progetto, la sua efficacia e mi svendevo per paura di non essere compresa.

Quando nominavo, nei miei discorsi, la parola 'business' affiancata ad 'illustrazione', 'character design' e compagnia bella, sul viso dei miei interlocutori comparivano sarcastici sorrisetti. Quando parlavo di 'regime dei minimi' il sorrisetto si trasformava in una smorfia di dolore. Quando spiegavo che lavoravo da casa mi rispondevano tutti 'ah e quindi pigiama tutto il giorno!'.

Il problema non era ciò che dicevo, ma come lo dicevo. Ci credevo davvero, dovevo solo imparare a dimostrarlo. 

Oggi la mia stretta di mano è cambiata, il tono di voce anche. Perché mi sono resa conto che qui sto facendo qualcosa di serio, di importante. Sto davvero facendo business, non mi strozzerò pronunciando questa parola ad alta voce.

Una donna può fare business. Può farlo con un computer, con un uncinetto, con un kit per lo scrapbooking, con una torta fatta in casa. Questo già si sa, inutile proporvi una lista di donne con i contro-gomitoli che hanno fatto la storia dell'imprenditoria al femminile.

Ora vi dico cosa significa per me essere una Girlboss, e perché non mi vergogno più a definirmi tale.

Stai facendo business se:

  • Una mattina ti sei svegliata e hai deciso di risolvere un problema, di aiutare le persone mettendo a disposizione le tue competenze.
  • All'inizio, probabilmente, lo hai fatto anche per cifre ridicole, magari gratis. Quando ti chiamavano 'stupida', non ti sentivi stupida. Testa bassa e avanti tutta. Quella 'stupidità' si è trasformata in esperienza e capacità nel gestire tempo, crisi, clienti. Da qualche parte la gavetta l'avresti fatta comunque.
  • Hai capito che quelle competenze che hai acquisito nel corso del tempo hanno un prezzo, ora non hai più paura di dirlo al mondo.
  • Lavori per gli altri ma nelle pause (doccia, pranzo, cena) fai brainstorming su te stessa. Continui a cambiare, migliorarti, crescere. 
  • Hai imparato a pronunciare, senza paura, le seguenti parole: business plan, Inps, competitor, commercialista, F24, task e (tenetevi forte)...SOLLECITO.
  • Per i primi anni di attività il tuo studio è una scrivania, il letto, il tavolo della cucina, la vasca da bagno, il bar sotto casa...e va benissimo così.
  • Non hai paura di chiedere aiuto alla tua rete, di far sentire la tua voce, di sbilanciarti e di schierarti quando necessario.
  • In generale, hai imparato a fare domande. Molte, scomode, irriverenti, stupide.
  • Non hai paura dei feedback. Li prendi tutti, li incornici, ricominci.
  • In generale, hai proprio fame di feedback. Diretti, spietati, SINCERI. Vuoi la verità.
  • Non ti vergogni delle tue lacrime, quando qualcosa va storto ti concedi di piangere. Poi riparti più determinata di prima.
  • Impari dai tuoi errori. Li ringrazi.
  • Impari dagli altri, senza copiarli.
  • Ami senza riserve tutto ciò che riguarda il tuo lavoro. Anche le cose più difficili, anche i conti, anche i clienti che spariscono, anche la mazzata di tasse a fine anno. Ami tutto, perché stai costruendo qualcosa di tuo e per crescere ha bisogno di amore.
  • Alla fine della giornata, con i capelli per aria e la schiena distrutta, ti senti una rockstar.
  • Perché comunque vada, anche nelle giornate più difficili, stai vivendo il tuo sogno.

Quando un sogno è grande, vai a prendertelo comunque, anche a piccoli passi. 


Un divano tutto mio. Il mio sogno più grande.

Non scrivo sul blog da secoli e torno per parlare di un divano. Non temete, ora vi spiego. Le ragioni per la mia assenza sono tante, ma sono sempre stata sincera con voi, quindi lo sarò anche stavolta. Il mio umore non era proprio alle stelle. Quando sono tornata a Milano ho deciso di aggiornare la mia roadmap, uno strumento utilissimo per mettere a fuoco gli obiettivi dell'anno che verrà, lavorativo e non.

Dal momento che tutti i miei piani per il futuro sono stati stravolti da un giorno all'altro, ho cercato di prefissarmi obiettivi e traguardi realistici. Va bene sognare, se poi però non riesci a realizzare nemmeno la metà dei tuoi sogni...rischi di non credere più in te stessa.

Tra tutti ne avevo scelto uno, in particolare, che mi sembrava razionale e raggiungibile (anche se non facile): trovare una casa tutta mia.

Dopo due anni di totale indipendenza, tornare a casa non è stato divertente. Non ho una famiglia semplice, siamo numerose e siamo tutte donne (il prossimo che mi dice:"ma che bello!" lo ricopro di colla e glitter, va via dopo due mesi). Ripiombare nella routine familiare e doversi nuovamente incastrare nella vita di altre persone è davvero difficile.

Così, in cima alla mia lista c'era lei: una casetta, anche microscopica, in cui poter ritrovare la mia pace, la mia routine, l'equilibrio di cui ho bisogno per portare avanti il mio lavoro.

Una casa-studio, perché l'obiettivo vero (casa + studio) è ambizioso e meraviglioso, ma ancora lontano.

Così ad ottobre ho cominciato a mettere da parte i miei piccoli risparmi, come una formichina che si prepara per l'inverno. Una briciolina alla volta accumulavo caparra, anticipo per l'affitto, qualche mobile carino e un po' di sicurezza. Accumulavo anche spunti visivi, per rendere tutto più reale. Board su Pinterest, wishlist su siti di arredamento, pieghe su cataloghi e riviste.

Avevo persino scelto il mio divano, eccolo qui:

Il mio divano era bellissimo, l'obiettivo non era poi così lontano. Ce l'avrei fatta entro settembre, quasi sicuramente.

MA. C'è sempre un ma. La vita è un imprevisto continuo. Lo è stata anche questa volta, quando i miei piccoli risparmi sono svaniti nel nulla in breve tempo, per sistemare alcune faccende spiacevoli, per pagare le tasse, per il dentista, per Toby che non stava tanto bene.

Insomma, ad oggi...nessuna casetta. Solo un mucchio di board ispirazionali, wishlist e pieghe tra le pagine.

Quindi, come potete immaginare, la mia roadmap è cambiata di nuovo, l'umore anche. Oggi, però, è successa una cosa bella: ho deciso di non mollare, nemmeno stavolta. Tornare sul blog è un piccolo atto di coraggio: rompo il silenzio per dirvi che gli imprevisti possono capitare, ma non possono MAI e dico MAI, fermarci.

Così ho preso in mano la situazione. Ho stampato la mia roadmap, ho sistemato i conti, ho stabilito un nuovo obiettivo e soprattutto ho deciso di non vergognarmi, per nessuna ragione, per non averlo raggiunto nei tempi che mi ero prefissata.

Ho anche deciso un'altra cosa: non voglio smettere di sognare, di desiderare un luogo tutto mio. Quindi ho riaperto le mie vision board e ho ricominciato a creare wishlist, perché quando potrò finalmente trasferirmi voglio essere pronta.

Ho scoperto che il divano che desideravo (insieme ad altri 200 divani che ovviamente ora desidero). L'ho trovato sfogliando le pagine su LionsHome e, notiziona: esiste ed è reale! Incredibile, vero? Non è solo una bella immagine su Pinterest, così come la mia casetta non è solo un'immagine nella mia mente, ma un giorno (molto presto) esisterà per davvero.

Ci vorrà più tempo del previsto ma il momento giusto arriverà, e ci ritroveremo accoccolati sul mio bellissimo divano, a bere tisana alla lavanda con una teiera ricoperta di topolini (ok, questa è per le bambole, ma stiamo ancora sognando, giusto?)

Non smettete mai di sognare. Non smettete mai di costruire e soprattutto non smettete mai di condividere. Tornare qui e dichiarare a gran voce questo 'fallimento', che fallimento non è, mi spaventava. Eppure ora mi sento molto meglio. Questa è la vita reale: una vita di "Ok, nessun problema. Adesso ricomincio."


Un regalo per la mamma, unicorni e polvere di stelle!

Nella simbolica medioevale l'unicorno era descritto come animale piccolo (a rappresentare l'umiltà) ma invincibile.

Ho sempre adorato questa interpretazione e quando mi sono ritrovata alla ricerca di un regalo per la mia mamma su Troppotogo, ho subito pensato ad un piccolo unicorno. Dovrà affrontare una breve convalescenza tra qualche settimana, e ci tenevo a prepararle una sorpresina. Neanche a dirlo, ho perso la testa quando ho scoperto che tra i prodotti regalo spopolavano gli unicorni! Ho pensato di condividere con voi questa magia e di mostrarvi i miei quattro preferiti. Non solo il design di questi prodotti è adorabile, ma sono anche cose che in effetti potrebbero tornare utili a mia madre (ok, lo so, a parte le pantofole sono tutte scuse per fare scorta di personaggi carini).

Adoro fare regali alle persone a cui voglio bene, soprattutto in momenti un po' complicati. Anche un gesto piccolo può far tornare il sorriso. Date un'occhiata, innamoratevi e impacchettate il tutto con dosi abbondanti di glitter, perché la polvere di stelle qui non può proprio mancare ♡

PANTOFOLE UNICORNO LUMINOSE

Morbidissime e soprattutto luminose, per illuminare il cammino durante le passeggiate notturne verso il frigorifero.

Le trovate qui >

SALE E PEPE UNICORNO

Non credo ci sia bisogno di una descrizione per questi dolcissimi contenitori per sale e pepe! (Mamma, lo so che non ti servono ma non si sa mai, no?)

Li trovate qui >

CUSCINO UNICORNO LUMINOSO

Dubito possa servire a mia madre, quindi questo lo tengo per me. Sono certa che anche Toby apprezzerà.

Lo trovate qui >

TAZZA UNICORNO ELOIDE

Torniamo per un secondo all'utilità, può mia mamma non bere il caffè in una tazza del genere? Non scherziamo. Il caffè del mattino è un momento importante, e la giornata deve cominciare con un sorriso gigante. Questa deliziosa tazza farà il suo lavoro magnificamente, ne sono certa!

La trovate qui >

Per oggi è tutto quattrocchi, spero che questa ricerca di characters carini su Troppotogo vi piaccia, ci aggiorniamo presto con un nuovo post!

♡ Questo post è in collaborazione con Troppotogo.it - Cose che non puoi non avere


L'arte di Walt Disney - la mostra all'Art Ludique di Parigi

Mercoledì 1 marzo ho fatto una follia. L'avevo programmata a gennaio, senza rendermi conto dell'impresa titanica a cui andavo incontro. In questi giorni si è conclusa a Parigi la mostra "Walt Disney, Le Mouvement par Nature", all'Art Ludique. Adoro questo museo e l'avevo già visitato per la mostra di Studio Ghibli. In Italia, per ora, non c'è nulla di simile, e quasi nessuna delle mostre ospitate è arrivata qui (fatta eccezione per la mostra Pixar, al PAC, qualche anno fa).  Quando, mesi fa, ho ricevuto la notifica su Facebook per questa mostra ho deciso di partire. Ho organizzato la trasferta con largo anticipo e mercoledì mi sono svegliata alle 5.30 per partire all'avventura (che bello volare low cost!). Sarò breve: la mostra era una BOMBA. Spero davvero riescano a portarla anche qui, perché dovete assolutamente vederla se come me avete sviluppato un'ossessione maniacale per Walt Disney e per tutto ciò che riguarda l'ambito del character design e dell'animazione.

La mostra ripercorreva la storia e lo sviluppo del lavoro di Walt Disney, dagli inizi fino ad oggi. Non c'era tutto, ma i lavori in mostra riassumevano l'evolversi della società, dello stile, degli argomenti e dei periodi storici attraversati. Qui vi mostro qualcosina in anteprima, ma per 'portarvi con me' ho deciso di acquistare il catalogo della mostra e sfogliarlo con voi sul mio canale Youtube. Spero possa farvi piacere! Ne approfitto anche per consigliarvi un film/documentario sugli inizi di Walt Disney. Non mi ha fatto impazzire a livello cinematografico ma credo sia un modo carino per scoprire qualcosa in più su come è nata la Walt Disney Company.

Bill Peet
Story sketch
Crayon graphite et crayon de couleur
Dumbo, 1941
Milt Kahl
Alice in Wonderland, 1951
David Goetz Concept art Tangled, 2010
Concept art
Wreck it Ralph, 2012
Cory Loftis
Concept art
Frozen, 2013

Avventura, meraviglia. Ciao 2016.

 Ogni anno, intorno a Natale, preparo un collage che raccoglie i momenti più significativi dell'anno passato. Scrivo un post per tirare le somme, per ringraziare, per 'catalogare' i miei ricordi. Poi, una volta salutato il 2016, passo al 2017. Ogni anno stampo Unravel e mi dedico qualche giorno per scrivere, per sognare, pianificare e ringraziare.

Anche stavolta eccomi qui, tè bollente vicino alla tastiera (rischio di versarlo: ELEVATISSIMO), una pioggia incessante fuori dalla finestra e gli ultimi pacchetti da incartare.

Il 2016 è stato un anno tostissimo. Rileggo il workbook che avevo compilato esattamente un anno fa in campagna, durante le mie vacanze. C'è una pagina in particolare che mi fa sempre effetto rileggere, quella in cui, senza limiti, descrivi dove ti immagini a distanza di un anno esatto. Devi essere molto preciso ed entrare nei minimi dettagli. Come sarai fisicamente, dove vivrai, cosa mangerai, che calzini indosserai, con chi, come, perché.

Inutile dirlo, sono dalla parte opposta rispetto a ciò che avevo immaginato. Eppure la sensazione che sento sulla pelle, nella testa e nel cuore, mi dice che mi trovo comunque nel posto giusto. Come possono due piani e due strade così diverse coincidere allo stesso modo con la felicità? E soprattutto...ho fallito per non aver raggiunto gli obiettivi che avevo scritto nero su bianco su quel foglio? Ai tempi, più che un esercizio di immaginazione, avevo interpretato quelle righe come una promessa.

La promessa che ci sarei arrivata davvero, a quel punto. Eppure ora il mio mondo è sottosopra e va bene comunque. Non ho fallito, ho semplicemente accettato il cambiamento.

Questo esercizio mi ha insegnato a non prendere troppo sul serio le mie parole, ma i sogni...quelli sì. Perché anche se non si è realizzato ciò che avevo pianificato a livello pratico, i sogni sono sempre gli stessi e continuo in ogni caso a lavorare e a muovermi in quella direzione. Forse è semplicemente tutto slittato di un anno o, ancor più semplicemente, non era quella la strada che dovevo percorrere.

Il 2016 è stato tante cose, ma più di ogni altra cosa è stato AVVENTURA. Ogni singola fotografia raccolta qui sotto mi ricorda un'esperienza vissuta che per me ha rappresentato un passettino in più fuori dalla famigerata comfort zone. Non ve lo nascondo, prima di vivere molti di questi momenti me la sono fatta sotto. Ma guardando queste immagini il ricordo della paura è in secondo piano. Ciò che ricordo con estrema nitidezza è la sensazione di conquista. Il coraggio, l'amore, l'euforia, la profonda gioia di esserci riuscita.

Ho tenuto fede alla mia promessa e ogni giorno ho fatto qualcosa che mi spaventava. Come nel libro di Chiara Gamberale. Dieci minuti di puro e semplice coraggio al giorno. Per parlare con il fruttivendolo, per camminare su una strada mai battuta prima, per assaporare un nuovo piatto o dire 'arrivederci' a qualcuno, a qualcosa. Dieci minuti per indossare qualcosa di buffo, per cantare a squarciagola alla fermata dell'autobus, per prendere un aereo verso una destinazione inesplorata, per abbracciare qualcuno che ti mancava. Dieci minuti al giorno per essere chi vuoi tu, senza dover dare spiegazioni a nessuno.

È stato un anno di crescita, di dubbi, di nottate insonni e cose nuove. Saluto il 2016 con un sorriso agrodolce. Ha il sapore di qualcosa che conosco bene, e il retrogusto di qualcosa che non conosco affatto. Non so cosa scriverò sul workbook del 2017 e non so nemmeno se l'anno prossimo, a quest'ora, sarò dove immagino di essere.

Va bene così.

Nel 2016 ho imparato ad esercitare la gratitudine, ad essere più comprensiva con me stessa. Ho imparato gli accordi principali dell'ukulele, ho imparato a godermi il silenzio e la mia compagnia. Ho imparato ad amare il cielo, tutti i cieli. Mi sono presa cura di me stessa. Ho imparato a capire cosa mi fa davvero ridere, cosa mi rende davvero felice. Sono tutte cose che non avevo pianificato, e sono state comunque ed inaspettatamente meravigliose.

Per questa ragione ho deciso che la mia parola per il 2017, e forse per tutti gli anni che verranno...sarà comunque avventura. Ne aggiungo un'altra però: meraviglia. Non vedo l'ora di scoprire cosa mi aspetta, ma ho anche imparato a godermi il viaggio, perché sulla strada, ne sono certa, incontrerò deviazioni meravigliose che mi guideranno dove è giusto che vada.

Buon Natale e buon anno a tutti voi, amate con tutto il cuore i cambi di programma e le meraviglie, anche microscopiche, che incontrate. Quasi certamente siete dove siete perché è quella la vostra via verso la felicità