Freelance life

Casellina 24.

Ah, signora! Quella che lei crede una gobba è l'astuccio delle mie ali.

- Giacomo Leopardi

Il blog, come sempre, rimane in silenzio e torna a parlare quando ho davvero qualcosa da dirvi. Cari quattrocchi, il 2017 è quasi finito, ed io sento dentro un'esplosione di emozioni mai provata prima.

Oggi è la Vigilia di Natale, e anche l'ultimo giorno del mio calendario dell'avvento per freelance. Questo progetto è stato una vera meraviglia. 23 creative, imprenditrici, artigiane e freelance hanno messo a disposizione la propria voce e consigli preziosi per chi desidera avventurarsi nel mondo del lavoro in proprio. L'ultima casellina me la sono tenuta per me perché ho davvero qualcosa da dirvi. Un consiglio che viene dal profondo del mio cuore e che credo sia giusto condividere oggi con voi.

Un anno fa scrivevo questo post. Stravolgevo la mia vita e ricominciavo letteralmente da zero. Credevo davvero di aver perso tutto ciò che contava per me. Non avevo neppure una scrivania, e mi reggevo in piedi solo perché dovevo farlo.

Non ho smesso di lavorare nemmeno un giorno, persino durante il trasloco mi accoccolavo tra uno scatolone e l'altro e rispondevo alle email. Cercavo di tenere in piedi l'unica certezza che avevo costruito: la mia carriera.

Credo sia stato uno dei momenti più duri della mia vita, e allo stesso tempo la sfida più grande che abbia mai vinto. Una mattina, ormai stracolma di dolore e stanchezza, ho preso una decisione, mi sono fatta una promessa.

Avrei lasciato quel dolore scorrere dentro di me per tutto il tempo necessario, ma MAI avrei permesso a quel dolore di allontanarmi anche solo minimamente da quello che era il mio sogno. E da quel giorno, a ripetermi "io realizzerò tutto ciò che desidero" davanti allo specchio del bagno, ogni microscopica cosa che ho realizzato mi ha permesso di fare un passo in più verso quel sogno.

Il 2017 non è andato come l'avevo immaginato, ed ora è il momento del bilancio. Non ho raggiunto il mio obiettivo di fatturato. Non ho raggiunto tutti i clienti che avrei voluto raggiungere, non sono stata costante sul blog, su Youtube, su Instagram. Non ho trovato una casa, non ho trovato uno studio. Non ho registrato il mio marchio. Non ho vinto grandi premi, non ho "fatto il botto".

Eppure.

Questa parola mi piace davvero.

Eppure la mia vita è cambiata, e sono esattamente dove voglio essere. Nemmeno per un maledetto secondo ho lasciato perdere quel sogno. Ho accolto, accettato e superato ogni imprevisto che ho trovato lungo il percorso. Ho trasformato i cambi di programma in benedizioni, occasioni, opportunità. Anche quando le cose sono diventate difficili per davvero, io quel sogno me lo sono stretto al cuore e l'ho tenuto immobile. Un oggetto delicato e prezioso, che per nessuna ragione si sarebbe infranto tra gli spintoni, le cadute, i terremoti. Quel sogno di cristallo sottile era, ed è ancora oggi, una forma di coraggio.

Eccolo, il mio consiglio.

Non smettete mai di proteggere quel desiderio. Alimentate con ogni particella di voi il dono che avete dentro. Combattete, cadete, radete al suolo ciò che si mette tra voi e il vostro obiettivo. Tirate giù il mondo se necessario. Scenderete a compromessi, attraverserete ondate di dolore. Avrete paura, una paura folle. Magari per qualche minuto, per qualche giorno o mese, resterete paralizzati e vi domanderete "ne vale la pena?". Sarà difficile, certe volte sembrerà addirittura impossibile. Succederà. Succederà di tutto e voi dovrete essere pronti ma mai, e dico MAI, dovrete mollare la presa. Ciò che desiderate è possibile. Voi siete possibili. 

Lo so, tutto questo potrebbe sembrare una grande banalità. Ma eccola di nuovo, quella parola che mi piace tanto: EPPURE.

Eppure la felicità risiede proprio lì: nella semplicità, nel pensiero positivo, nella determinazione e nella costanza. Ribaltate il vostro punto di vista. Guardate il mondo a testa in giù. 

In questo post non elencherò strumenti utili per diventare freelance. Ciò che ho scritto qui non riguarda solo il mio, il vostro lavoro. Non ho tra le mani il segreto per quella felicità, ma tra le mani ho ciò che ho vissuto, la mia storia, le mie lacrime e le mie rivincite. Ho il mio sogno e ho gli strumenti per realizzarlo.

A gennaio sarò più grande, il 2017 è stato il primo vero gradino verso quel palco, verso quel sogno. 

Vi voglio bene e vi auguro un Natale di sussurri, abbracci avvolgenti, luce.

G.


Girlboss - quando il tuo capo sei tu

Vi ho già parlato del libro Girlboss in una delle mie newsletter (a proposito, siete iscritti? Recuperate qui).

L'ho letteralmente divorato. Ho sottolineato, piegato, etichettato, catalogato ogni spunto o consiglio che ho ritenuto utile per il mio business. I libri li distruggo, questo l'ho proprio disintegrato. Il libro non racchiude la verità assoluta sul senso della vita o la verità assoluta sul senso dell'Inps, ma qualcosa di buono c'è davvero.

Sophia Amoruso, founder di NastyGal, racconta la sua storia senza fronzoli o perbenismi. Mette in piazza i suoi punti deboli, la sua esperienza e soprattutto i suoi errori, cosa che in pochi hanno il coraggio di fare. Eppure, molti business di successo hanno in comune proprio questo: all'inizio sono stati fallibili, imperfetti. Gli errori si trasformano in esperienza e l'esperienza fa crescere una realtà imprenditoriale, piccola o grande che sia.

Dopo il libro è uscita la serie, che trovate su Netflix, ho divorato pure quella. Non mi è piaciuta per niente, ma l'ho guardata comunque perché quando comincio qualcosa devo per forza portarla a termine.

Questa è una delle caratteristiche che a mio avviso definiscono una Girlboss. Portare a termine le cose, se crediamo che anche in minima parte ne valga la pena. La serie non aggiunge nulla al libro, lo riassume (e romanza) in modo abbastanza spiccio. Però vedere questa serie mi ha fatto bene: per la prima volta ho visto sullo schermo una storia simile alla mia, alla vostra. Bello Iron Fist, noi però vogliamo la realtà, ogni tanto. Sophia è l'anti-eroina per eccellenza, eppure è molto più vicina a noi, per questo non possiamo ignorarla.

Forse non riusciamo ad amarla perché è partita da dove siamo partite noi, ma è arrivata a destinazione in tempi record. Questo caso di studio, comunque, mi è servito per raccogliere alcune idee e restituirvele qui.

Oggi, a cinque anni dall'inizio della mia attività, sono pronta a dirvi la verità. Anche io mi sento una Girlboss. Anzi, lo sono, non voglio più vergognarmene.

Qual è, per me, la definizione di Girlboss? Perché ve la scrivo qui, sul mio blog?

Ultimamente ho rivalutato molto il mio lavoro, ho riscritto la mia biografia e mi sono fatta fare una nuova foto. Sto ancora lavorando dietro le quinte, ma l'insicurezza iniziale piano piano comincia a sparire.

All'inizio, quando spiegavo alle persone il mio lavoro, le reazioni erano scoraggianti.

Non ero abbastanza chiara, non ero abbastanza decisa, avevo un tono di voce troppo basso, la stretta di mano da 'signorina'. Sminuivo il mio progetto, la sua efficacia e mi svendevo per paura di non essere compresa.

Quando nominavo, nei miei discorsi, la parola 'business' affiancata ad 'illustrazione', 'character design' e compagnia bella, sul viso dei miei interlocutori comparivano sarcastici sorrisetti. Quando parlavo di 'regime dei minimi' il sorrisetto si trasformava in una smorfia di dolore. Quando spiegavo che lavoravo da casa mi rispondevano tutti 'ah e quindi pigiama tutto il giorno!'.

Il problema non era ciò che dicevo, ma come lo dicevo. Ci credevo davvero, dovevo solo imparare a dimostrarlo. 

Oggi la mia stretta di mano è cambiata, il tono di voce anche. Perché mi sono resa conto che qui sto facendo qualcosa di serio, di importante. Sto davvero facendo business, non mi strozzerò pronunciando questa parola ad alta voce.

Una donna può fare business. Può farlo con un computer, con un uncinetto, con un kit per lo scrapbooking, con una torta fatta in casa. Questo già si sa, inutile proporvi una lista di donne con i contro-gomitoli che hanno fatto la storia dell'imprenditoria al femminile.

Ora vi dico cosa significa per me essere una Girlboss, e perché non mi vergogno più a definirmi tale.

Stai facendo business se:

  • Una mattina ti sei svegliata e hai deciso di risolvere un problema, di aiutare le persone mettendo a disposizione le tue competenze.
  • All'inizio, probabilmente, lo hai fatto anche per cifre ridicole, magari gratis. Quando ti chiamavano 'stupida', non ti sentivi stupida. Testa bassa e avanti tutta. Quella 'stupidità' si è trasformata in esperienza e capacità nel gestire tempo, crisi, clienti. Da qualche parte la gavetta l'avresti fatta comunque.
  • Hai capito che quelle competenze che hai acquisito nel corso del tempo hanno un prezzo, ora non hai più paura di dirlo al mondo.
  • Lavori per gli altri ma nelle pause (doccia, pranzo, cena) fai brainstorming su te stessa. Continui a cambiare, migliorarti, crescere. 
  • Hai imparato a pronunciare, senza paura, le seguenti parole: business plan, Inps, competitor, commercialista, F24, task e (tenetevi forte)...SOLLECITO.
  • Per i primi anni di attività il tuo studio è una scrivania, il letto, il tavolo della cucina, la vasca da bagno, il bar sotto casa...e va benissimo così.
  • Non hai paura di chiedere aiuto alla tua rete, di far sentire la tua voce, di sbilanciarti e di schierarti quando necessario.
  • In generale, hai imparato a fare domande. Molte, scomode, irriverenti, stupide.
  • Non hai paura dei feedback. Li prendi tutti, li incornici, ricominci.
  • In generale, hai proprio fame di feedback. Diretti, spietati, SINCERI. Vuoi la verità.
  • Non ti vergogni delle tue lacrime, quando qualcosa va storto ti concedi di piangere. Poi riparti più determinata di prima.
  • Impari dai tuoi errori. Li ringrazi.
  • Impari dagli altri, senza copiarli.
  • Ami senza riserve tutto ciò che riguarda il tuo lavoro. Anche le cose più difficili, anche i conti, anche i clienti che spariscono, anche la mazzata di tasse a fine anno. Ami tutto, perché stai costruendo qualcosa di tuo e per crescere ha bisogno di amore.
  • Alla fine della giornata, con i capelli per aria e la schiena distrutta, ti senti una rockstar.
  • Perché comunque vada, anche nelle giornate più difficili, stai vivendo il tuo sogno.

Quando un sogno è grande, vai a prendertelo comunque, anche a piccoli passi. 


Un divano tutto mio. Il mio sogno più grande.

Non scrivo sul blog da secoli e torno per parlare di un divano. Non temete, ora vi spiego. Le ragioni per la mia assenza sono tante, ma sono sempre stata sincera con voi, quindi lo sarò anche stavolta. Il mio umore non era proprio alle stelle. Quando sono tornata a Milano ho deciso di aggiornare la mia roadmap, uno strumento utilissimo per mettere a fuoco gli obiettivi dell'anno che verrà, lavorativo e non.

Dal momento che tutti i miei piani per il futuro sono stati stravolti da un giorno all'altro, ho cercato di prefissarmi obiettivi e traguardi realistici. Va bene sognare, se poi però non riesci a realizzare nemmeno la metà dei tuoi sogni...rischi di non credere più in te stessa.

Tra tutti ne avevo scelto uno, in particolare, che mi sembrava razionale e raggiungibile (anche se non facile): trovare una casa tutta mia.

Dopo due anni di totale indipendenza, tornare a casa non è stato divertente. Non ho una famiglia semplice, siamo numerose e siamo tutte donne (il prossimo che mi dice:"ma che bello!" lo ricopro di colla e glitter, va via dopo due mesi). Ripiombare nella routine familiare e doversi nuovamente incastrare nella vita di altre persone è davvero difficile.

Così, in cima alla mia lista c'era lei: una casetta, anche microscopica, in cui poter ritrovare la mia pace, la mia routine, l'equilibrio di cui ho bisogno per portare avanti il mio lavoro.

Una casa-studio, perché l'obiettivo vero (casa + studio) è ambizioso e meraviglioso, ma ancora lontano.

Così ad ottobre ho cominciato a mettere da parte i miei piccoli risparmi, come una formichina che si prepara per l'inverno. Una briciolina alla volta accumulavo caparra, anticipo per l'affitto, qualche mobile carino e un po' di sicurezza. Accumulavo anche spunti visivi, per rendere tutto più reale. Board su Pinterest, wishlist su siti di arredamento, pieghe su cataloghi e riviste.

Avevo persino scelto il mio divano, eccolo qui:

Il mio divano era bellissimo, l'obiettivo non era poi così lontano. Ce l'avrei fatta entro settembre, quasi sicuramente.

MA. C'è sempre un ma. La vita è un imprevisto continuo. Lo è stata anche questa volta, quando i miei piccoli risparmi sono svaniti nel nulla in breve tempo, per sistemare alcune faccende spiacevoli, per pagare le tasse, per il dentista, per Toby che non stava tanto bene.

Insomma, ad oggi...nessuna casetta. Solo un mucchio di board ispirazionali, wishlist e pieghe tra le pagine.

Quindi, come potete immaginare, la mia roadmap è cambiata di nuovo, l'umore anche. Oggi, però, è successa una cosa bella: ho deciso di non mollare, nemmeno stavolta. Tornare sul blog è un piccolo atto di coraggio: rompo il silenzio per dirvi che gli imprevisti possono capitare, ma non possono MAI e dico MAI, fermarci.

Così ho preso in mano la situazione. Ho stampato la mia roadmap, ho sistemato i conti, ho stabilito un nuovo obiettivo e soprattutto ho deciso di non vergognarmi, per nessuna ragione, per non averlo raggiunto nei tempi che mi ero prefissata.

Ho anche deciso un'altra cosa: non voglio smettere di sognare, di desiderare un luogo tutto mio. Quindi ho riaperto le mie vision board e ho ricominciato a creare wishlist, perché quando potrò finalmente trasferirmi voglio essere pronta.

Ho scoperto che il divano che desideravo (insieme ad altri 200 divani che ovviamente ora desidero). L'ho trovato sfogliando le pagine su LionsHome e, notiziona: esiste ed è reale! Incredibile, vero? Non è solo una bella immagine su Pinterest, così come la mia casetta non è solo un'immagine nella mia mente, ma un giorno (molto presto) esisterà per davvero.

Ci vorrà più tempo del previsto ma il momento giusto arriverà, e ci ritroveremo accoccolati sul mio bellissimo divano, a bere tisana alla lavanda con una teiera ricoperta di topolini (ok, questa è per le bambole, ma stiamo ancora sognando, giusto?)

Non smettete mai di sognare. Non smettete mai di costruire e soprattutto non smettete mai di condividere. Tornare qui e dichiarare a gran voce questo 'fallimento', che fallimento non è, mi spaventava. Eppure ora mi sento molto meglio. Questa è la vita reale: una vita di "Ok, nessun problema. Adesso ricomincio."


Avventura, meraviglia. Ciao 2016.

 Ogni anno, intorno a Natale, preparo un collage che raccoglie i momenti più significativi dell'anno passato. Scrivo un post per tirare le somme, per ringraziare, per 'catalogare' i miei ricordi. Poi, una volta salutato il 2016, passo al 2017. Ogni anno stampo Unravel e mi dedico qualche giorno per scrivere, per sognare, pianificare e ringraziare.

Anche stavolta eccomi qui, tè bollente vicino alla tastiera (rischio di versarlo: ELEVATISSIMO), una pioggia incessante fuori dalla finestra e gli ultimi pacchetti da incartare.

Il 2016 è stato un anno tostissimo. Rileggo il workbook che avevo compilato esattamente un anno fa in campagna, durante le mie vacanze. C'è una pagina in particolare che mi fa sempre effetto rileggere, quella in cui, senza limiti, descrivi dove ti immagini a distanza di un anno esatto. Devi essere molto preciso ed entrare nei minimi dettagli. Come sarai fisicamente, dove vivrai, cosa mangerai, che calzini indosserai, con chi, come, perché.

Inutile dirlo, sono dalla parte opposta rispetto a ciò che avevo immaginato. Eppure la sensazione che sento sulla pelle, nella testa e nel cuore, mi dice che mi trovo comunque nel posto giusto. Come possono due piani e due strade così diverse coincidere allo stesso modo con la felicità? E soprattutto...ho fallito per non aver raggiunto gli obiettivi che avevo scritto nero su bianco su quel foglio? Ai tempi, più che un esercizio di immaginazione, avevo interpretato quelle righe come una promessa.

La promessa che ci sarei arrivata davvero, a quel punto. Eppure ora il mio mondo è sottosopra e va bene comunque. Non ho fallito, ho semplicemente accettato il cambiamento.

Questo esercizio mi ha insegnato a non prendere troppo sul serio le mie parole, ma i sogni...quelli sì. Perché anche se non si è realizzato ciò che avevo pianificato a livello pratico, i sogni sono sempre gli stessi e continuo in ogni caso a lavorare e a muovermi in quella direzione. Forse è semplicemente tutto slittato di un anno o, ancor più semplicemente, non era quella la strada che dovevo percorrere.

Il 2016 è stato tante cose, ma più di ogni altra cosa è stato AVVENTURA. Ogni singola fotografia raccolta qui sotto mi ricorda un'esperienza vissuta che per me ha rappresentato un passettino in più fuori dalla famigerata comfort zone. Non ve lo nascondo, prima di vivere molti di questi momenti me la sono fatta sotto. Ma guardando queste immagini il ricordo della paura è in secondo piano. Ciò che ricordo con estrema nitidezza è la sensazione di conquista. Il coraggio, l'amore, l'euforia, la profonda gioia di esserci riuscita.

Ho tenuto fede alla mia promessa e ogni giorno ho fatto qualcosa che mi spaventava. Come nel libro di Chiara Gamberale. Dieci minuti di puro e semplice coraggio al giorno. Per parlare con il fruttivendolo, per camminare su una strada mai battuta prima, per assaporare un nuovo piatto o dire 'arrivederci' a qualcuno, a qualcosa. Dieci minuti per indossare qualcosa di buffo, per cantare a squarciagola alla fermata dell'autobus, per prendere un aereo verso una destinazione inesplorata, per abbracciare qualcuno che ti mancava. Dieci minuti al giorno per essere chi vuoi tu, senza dover dare spiegazioni a nessuno.

È stato un anno di crescita, di dubbi, di nottate insonni e cose nuove. Saluto il 2016 con un sorriso agrodolce. Ha il sapore di qualcosa che conosco bene, e il retrogusto di qualcosa che non conosco affatto. Non so cosa scriverò sul workbook del 2017 e non so nemmeno se l'anno prossimo, a quest'ora, sarò dove immagino di essere.

Va bene così.

Nel 2016 ho imparato ad esercitare la gratitudine, ad essere più comprensiva con me stessa. Ho imparato gli accordi principali dell'ukulele, ho imparato a godermi il silenzio e la mia compagnia. Ho imparato ad amare il cielo, tutti i cieli. Mi sono presa cura di me stessa. Ho imparato a capire cosa mi fa davvero ridere, cosa mi rende davvero felice. Sono tutte cose che non avevo pianificato, e sono state comunque ed inaspettatamente meravigliose.

Per questa ragione ho deciso che la mia parola per il 2017, e forse per tutti gli anni che verranno...sarà comunque avventura. Ne aggiungo un'altra però: meraviglia. Non vedo l'ora di scoprire cosa mi aspetta, ma ho anche imparato a godermi il viaggio, perché sulla strada, ne sono certa, incontrerò deviazioni meravigliose che mi guideranno dove è giusto che vada.

Buon Natale e buon anno a tutti voi, amate con tutto il cuore i cambi di programma e le meraviglie, anche microscopiche, che incontrate. Quasi certamente siete dove siete perché è quella la vostra via verso la felicità