Diario

Sono tornata.

C'è questa cosa, una sensazione, un'urgenza: cambiare.

Durante la settimana del Fuorisalone sono stata letteralmente risucchiata da eventi, appuntamenti, trasferte. Non ho passato un solo giorno in studio e la settimana è volata. Mentre giravo per la città carica come uno sherpa ho ricevuto un alert dal mio provider: il mio sito era strapieno di malware, che in gergo tecnico significa "hey, il tuo sito ha un bel po' di problemi, corri ai ripari".

Avevo a malapena il tempo di mangiare, figuriamoci il tempo per occuparmi dei malware sul mio sito. Però la faccenda era importante, perché tutto il mio lavoro si svolge online e se i clienti non ti trovano, oppure quando visitano il tuo sito vengono reindirizzati ad una pagina di casinò online...il lavoro si ferma e perdi credibilità, giusto?

Quindi ho preso una decisione drastica: andare offline.

Questa parola, quando la pronuncio ad alta voce, mi provoca un brivido di terrore lungo la schiena.  Sudori freddi, reazioni allergiche, PURO-PANICO.

Non sono mai stata offline per più di due minuti, ma era necessario.

Il mio sito è rimasto oscurato per più di due settimane, un tempo infinito per chi lavora in questo ambito. Mentre il mio sito giaceva inerme e dolorante sotto al lenzuolo di una pagina coming soon, ho avuto un'illuminazione. Quei maledetti malware mi avevano fatto un favore. Senza di loro non avrei mai trovato la voglia e il coraggio di cambiare.

Il mio sito e la mia immagine non rappresentavano più, da tempo, ciò che stavo facendo alla Characters Factory.

Così, presa da un impeto di follia, ho cancellato tutto e sono ripartita da zero. Un bootcamp d'emergenza per dare nuova vita e nuova voce alla mia attività, al mio studio. Un restyling radicale e stravolgente. Una vera e propria rivoluzione.

Mi sono tagliata tutti i capelli, perché questo gesto mi fa sempre sentire tipo Rambo, e poi mi sono messa all'opera. Così tutto è cambiato e finalmente posso aprire le porte della mia nuova Factory.

Non più una piccola scrivania nella mia camera da letto, ma un vero e proprio studio. Con una porta, un indirizzo, dei collaboratori e tutto il resto. A tutti gli effetti Juice for Breakfast si è trasformata in ciò che ho sempre sognato. 

Io, questa cosa, l'ho davvero sognata fino allo sfinimento. L'ho desiderata, immaginata mille volte, guardando il soffitto della mia camera e pensando "un giorno sarò più grande". L'ho progettata, distrutta, ricostruita. Ho fatto fatica, tanta, e siamo solo all'inizio.

Non mollate MAI. Credeteci, anche quando tutti vi dicono che non ne vale la pena, che potete fare meno, che se non funziona potete trovare altro. Fate tutto ciò che è in vostro potere per dare forma alle vostre idee.

Quando le cose si complicano, combattete di più.
Quando tutto sembra andare a rotoli, datevi da fare come non avete mai fatto.
Quando le persone intorno a voi non ci credono, credeteci ancora di più.
Se avete un'idea imprenditoriale non abbiate paura di raccontarla al mondo. Siete delle rockstar. Affrontate la crisi e trasformate gli imprevisti in possibilità.  

Vi abbraccio,
e stappo una bottiglia di champagne, perché va bene tutto ma la spremuta, oggi, non è abbastanza.

G.


Due strade ♡

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Durante le ore di letteratura inglese potevi vedere di tutto, comodamente seduta in ultima fila, dal tuo microscopico banco.

Era meglio del cinema, ma senza i popcorn.

Lo spettacolo si faceva ancora più entusiasmante quando lei decideva di farci mettere i banchi a ferro di cavallo.

La predella si trasformava in un vero e proprio palcoscenico e noi, ancora bambine, ci esibivamo davanti alle altre. Alla ricerca di un applauso, di un cenno di invidia, di un suggerimento alla prima battuta dimenticata.

Ma soprattutto tenevamo sotto controllo, con la coda dell’occhio, l’espressione impenetrabile della nostra professoressa.

Ci improvvisavamo attrici. Ci piaceva sorprenderla. Alcune non amavano questo metodo, altre, come me, ci sguazzavano a delfino, andata e ritorno, senza prendere fiato. Era di gran lunga il modo più divertente al mondo per imparare qualcosa: interpretare.

Amavo le sue lezioni. Non sapevo mai cosa aspettarmi, e ogni volta (nel bene e nel male) tornavo a casa stravolta e sorpresa.

In due ore provavi tutte le emozioni possibili. Passavi dalla gioia incontrollata alla rabbia, per poi lasciarti travolgere dalla paura, per poi lasciarti trascinare di nuovo dall’entusiasmo. Quelle, ragazzi, erano vere montagne russe. A turno scoppiavamo in lacrime, correvamo fuori dalla classe, ci mettevamo le mani nei capelli e ci guardavamo come per dire “ragazze e ora che cosa le verrà in mente?”

Come quella volta in cui, per salutarci alla fine del liceo, scrisse una lettera a ciascuna di noi. “Portate una torcia”. Incredule, divertite, ed infine commosse mentre leggevamo le nostre lettere al buio. In ogni pagina un tesoro. Per tutto quel tempo non ci aveva solo giudicate a registro. Ci aveva osservate, conosciute, comprese.

Lei è stata l’unica professoressa ad avermi insegnato questo: la diversità è OK. Le mie compagne ed io lo sapevamo, era un po’ strampalata. In modo del tutto unico e sconvolgente.

Era una dura, non si accontentava di qualche strofa recitata a memoria. Lei voleva lo show, con fuochi d’artificio e tutto il resto. Le sue lezioni, d’altronde, erano pirotecniche.

La prima volta che ho recitato la mia op in classe, ho fatto un casino. Ho fatto diversi casini durante le sue oral presentation ed interrogazioni (scivolone magistrale con Sogno di una notte di mezza estate, ancora oggi mi dispiace), e quando sulla griglia di valutazione (che mica poteva darci solo un voto complessivo, lei doveva valutare tutto, dalla piega dei capelli al tono della voce!) mi ritrovavo i suoi commenti scritti a penna, sorridevo sempre.

C’era qualcosa in quelle note…erano potenti.

Arrivavano dritte in tre punti precisi del mio corpo, come ogni sua parola: testa, cuore, pancia.

L’ordine, a dire il vero, era questo: pancia, testa, cuore.

Dopo un primo momento di profonda ansia e terrore, le parole si spostavano rapide con le loro zampette invisibili, per arrivare veloci alla testa. A quel punto realizzavo che c’erano delle ragioni, che c’erano delle soluzioni. Infine, dopo aver razionalizzato il commento, le zampette ripartivano per poi piantarsi nel cuore.

Oggi, più di 5 anni dopo, quelle zampette sigillano la parte del mio cuore che si era spezzata a metà del liceo. Lo tengono insieme come graffette.

Tutti gli insegnamenti, tutti i consigli, le chiacchierate, le email a notte fonda e soprattutto tutte le critiche…è tutto ancora qui. E lei mi ha dato tutto questo quando nessun altro poteva farlo.

Quando era buio.

Non ha mai chiesto molto in cambio. Sincerità, onestà e dedizione.

Quel che ci mettevi tu in aggiunta, era a tua discrezione.

Non ho mai avuto paura dei brutti voti con lei, avevo paura di deluderla. E mentre cannavo drammaticamente il significato di Ulysses, mentre riempivo il mio tema di strafalcioni letterari, anche quando facevo finta di aver letto Dubliners (mi dispiace, non l’ho mai fatto)…provavo una rara forma di vergogna.

Sapevo che le stavo facendo un torto, perché lei era sempre pronta a darci tutto. E spesso io non ero in grado di ricambiarla allo stesso modo.

Quando le cose andavano bene, quando lei scandiva il complimento come fosse una gara di spelling…mi sentivo felice. Lei tirava fuori il meglio di me.

Per me è stata una guida. Una guida instancabile e un po’ matta. L’unica che sia stata in grado di farmi rialzare, senza prendermi per mano nemmeno una volta. Mi bastava un cenno di approvazione, e sentivo di poter fare qualsiasi cosa, dentro e fuori da quella classe. E con il tempo quella sicurezza che mi ha insegnato a suon di Daffodils è cresciuta ed è rimasta in me. Una specie di corazza.

Ci sono persone, nelle nostre vite, che passano sul nostro sentiero per una ragione. Ti stravolgono la vita e lasciano qualcosa che non somiglia alle parole. Lasciano una sensazione. Una meravigliosa sensazione che sembra più simile all’aria leggera e frizzante di primavera. Una nuvola di meraviglia, polvere che brilla al sole e quando cerchi di acchiapparla le particelle si disperdono. La meraviglia si diffonde con un soffio, e ad un tratto tutto è di nuovo possibile.

Ci sono tante cose che avrei voluto dirle. Bozze di email, successi e momenti duri che avrei voluto condividere con lei. Avrei voluto chiederle di lei. Conoscere le sue storie.

Ma non l’ho fatto. Davo per scontato che quella magia l’avrei ritrovata ad aspettarmi all’infinito, davo per scontato che l’avrei ritrovata sulla mia strada.

Ora la strada è cambiata, ma mi piace pensare che quella nuvola di meraviglia sia ancora capace di diffondersi, farsi respirare e farmi rialzare quando mi sentirò persa.

 Abbiate cura dei vostri tesori, portateli con voi sul sentiero. Anche grazie a lei sono la persona che sono. Ed è grazie a lei se riesco ancora a credere nei miei sogni.

E’ stato un onore passeggiare insieme a Lei, anche se solo per un po’.

"Two roads diverged in a wood, and I -

I took the one less traveled by.

And that has made all the difference."

E.M. Forster


Le cose che ho imparato da Auggie ♡

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Mi sono arrovellata a lungo sulla questione. Ne parlo o non ne parlo? Non sono mai stata brava a recensire libri, soprattutto quando toccano tematiche così delicate. Alla fine ho deciso di non parlarvi del libro Wonder, ma di ciò che ho capito durante la lettura. La premessa è questa: non ho ancora finito di leggerlo, mancano poche pagine. Ne parlo ora perché non voglio che il mio post venga influenzato in alcun modo dal finale, qualunque esso sia.

Quando l'ho trovato sullo scaffale della libreria ho letto sul retro:

"Fatevi un favore, leggete questo libro, la vostra vita sarà migliore"

N.Sparks, autore di "Le parole che non ti ho detto"

Non sono grande fan dei racconti strappalacrime e decisamente poco realistici di Sparks, ma il commento mi sembrava curioso e potente, e in quel momento era diretto proprio a me. Ho aspettato qualche settimana, poi ho ritrovato lo stesso libro nella stessa posizione, e ho deciso che quel libro...era lì per una ragione precisa.

Ho dovuto ripercorrere, anche se un po' riluttante, la mia esperienza di 'bullismo' durante la Story & Character Masterclass. Per creare un personaggio/protagonista importante, nel quale ci si possa facilmente identificare, bisogna trovare un cattivo. Non deve necessariamente trattarsi di un mega-malvagio, così ci hanno insegnato a prendere spunto dalla nostra esperienza. Chi era il nostro cattivo? Quali le sue motivazioni, i suoi punti deboli? Io, di 'cattivi' nella mia vita ne ho incontrati tanti. Ho fatto tanto lavoro per riuscire a rimuoverli dai miei ricordi, non perché fossero artefici di chi sa quale orribile gesto, semplicemente non meritavano di occupare nemmeno una piccola parte dei miei ricordi.

I primi cattivi li ho incontrati alla scuola elementare. Nulla in confronto alle sfide che Auggie deve affrontare durante il libro, ma qualcosa di molto simile per certi versi. Ho passato tanti anni (scuole medie comprese) a sentirmi sbagliata, e credo di aver in qualche modo trascinato questa sensazione anche fuori dai cancelli delle mie scuole. Perché quei bambini riuscivano a farmi sentire sbagliata? Sbagliata perché portavo grandi occhiali, perché i miei vestiti non erano firmati, sbagliata perché già ai tempi sceglievo con chi passare il mio tempo.

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Il ricordo più triste è quello della mia festa di compleanno. Avevo scelto con cura chi invitare e chi non invitare, ma la voce si era sparsa in fretta, perché i bambini non sanno sempre mantenere i segreti. Così mi sono ritrovata letteralmente circondata durante la ricreazione. Le bambine che non avevo invitato si erano schierate contro di me, volevano spiegazioni, e non le chiedevano in modo gentile. In quella particolare occasione sono stata sconfitta dai miei cattivi. Ho inventato una scusa decisamente poco credibile: la busta con i loro inviti era caduta dietro alla scrivania, ma l'avrei recuperata e 'certamente! Siete invitate anche voi'. Inutile dire che molte di loro non si sono nemmeno presentate, ma ho passato una settimana d'inferno, crampi allo stomaco e senso di colpa. Per cosa, poi? Ai tempi pensavo che il senso di colpa fosse dovuto al fatto di non averle invitate. Oggi capisco che il senso di colpa era per non essere rimasta fedele a me stessa, e per aver dato a quelle bambine la possibilità di farmi sentire così piccola ed insignificante.

Continuando la lettura d Wonder, dopo l'episodio del compleanno di Auggie che mi ha fatto ricordare il mio, sono arrivati altri ricordi. A raffica. Giornate orribili a scuola, pianti isterici, false influenze e risatine soffocate alle mie spalle. A ripensarci, mi sono sentita tremendamente sola. Come Auggie e Jack in Wonder, anche io sono stata 'in guerra'. Però, per dirla tutta, non ero sola nemmeno io. C'era qualcuno con me, almeno all'inizio delle scuole medie.

Una grande amica, con riccioli lunghissimi e un sorriso così sincero che ancora riesco a ricordarlo. B. era la mia migliore amica, abitava al piano di sopra del mio condominio e sin da piccole eravamo assolutamente inseparabili. Poi però le medie sono cominciate. Sono cambiate tante cose e speravo di non cambiare anche io. La nostra era una promessa senza contratti, una promessa silenziosa. Avremmo sempre contato l'una sull'altra. Vorrei potervi dire che la nostra amicizia è finita perché 'persone diverse, interessi diversi, licei diversi' e via dicendo. La verità è che la nostra amicizia è finita per colpa mia. Ad un certo punto era successa una cosa abbastanza spaventosa: i miei 'cattivi' volevano essere miei amici. Non so cosa fosse cambiato, ma finalmente si interessavano a me e nonostante avessi paura di loro, volevo che mi volessero bene. Ho scaricato B. durante la ricreazione tra la terza e la quarta ora, nel giro di dieci minuti le ho spiegato che non potevo avere più solo una grande amica, ma che il mondo 'è bello perché vario'. Io, questa cosa, la ricordo così. Ma forse è stato anche peggio. Molto peggio. Ero talmente su di giri in quel periodo che non ricordo nemmeno così bene la sua reazione. Ricordo solo che da quel momento in poi tutto è cambiato.

Auggie non sarà proprio un supereroe, ma a quel Julian, il suo cattivo, non ha mai dato troppa importanza. Vorrei tornare indietro e fare lo stesso. In questo senso, per me, Auggie un superpotere ce l'ha. Cosa che io non ho mai avuto, perché per tanti anni ho cercato l'approvazione nelle persone sbagliate. Persone che portavano solo nuovi vuoti nella mia vita, che in fin dei conti non mi hanno lasciato nulla.

Ma nonostante tutto, quando la mia vita si è sgretolata in tanti pezzettini e ho dovuto traslocare, B. è venuta a trovarmi. Avrei voluto essere buona come lei, volerle bene ancora e chiederle scusa. Non credo di averlo mai fatto come si deve. Anche se eravamo piccole, per me questo resterà sempre uno dei miei errori più grandi.

Questo è ciò che ho imparato leggendo Wonder. A riconoscere i miei errori, perché è così facile superare quel confine, passare dalla parte del 'cattivo', trasformarsi in un mega-malvagio. Anche solo per una ricreazione.

La mia esperienza, che non potrei raccontare in un solo romanzo, mi ha insegnato tanto su quello che ora è il mio lavoro, la mia vita. Ed è anche grazie alla mia mega-malvagità temporanea ed infantile che ora ho imparato a scegliere le persone che mi circondano. E, guarda caso, sono tutte sorridenti e sincere come B. E nessuna di loro pretende un invito alla mia festa di compleanno, anche se arriverà.

Per concludere, riformulo il consiglio di Sparks a modo mio:

"Fatevi un favore, leggete questo libro, la vostra vita sarà migliore la stessa, ma imparerete a perdonarvi"

P.s. B., se mi stai leggendo, queste sono le scuse che ti dovevo da tanto, troppo tempo.


Summer lookbook ♡

Buongiorno quattrocchi! L'estate è proprio arrivata, e con l'estate arriva anche il periodo delle gonne! Pomeriggi al parco, passeggiate al tramonto (quando la temperatura scende!), nuovi libri da leggere e qualche momento in più da dedicarci. Settimana scorsa è venuta a trovarmi a Roma la mia migliore amica, Margherita, e abbiamo trascorso un bellissimo weekend insieme. Abbiamo visitato la mostra di David Lachapelle, ci siamo sdraiate all'ombra degli alberi di Villa Torlonia e abbiamo partecipato al workshop Crochet for Breakfast, che ho organizzato insieme a Tatami Chic a Villa Borghese. Il caldo non era dalla nostra parte, ma Margherita mi ha regalato un fantastico outfit per affrontarlo! Il suo brand si chiama Daisies for Brunch e realizza capi interamente fatti a mano nel suo studio a Londra. Margherita ha creato per me una meravigliosa gonna a fiori, da abbinare a due capi di &otherstories (a proposito, è arrivato in Italia!). Il risultato è questo, e spero vi piaccia :) Naturalmente anche per questa puntata di The Quattrocchi's lookbook ho trasformato il mio outfit in versione character! Per acquistare i capi realizzati da Dfb date un'occhiata al suo shop su Etsy!

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♡ La solita lista di cose simili e carine per ricreare questo outfit ♡

Daisies for Brunch - shop online / & other stories - shop online / Banana Yoshimoto - Il corpo sa tutto / Sandali Lazzari Store


#ioleggoperché ♡

Cari quattrocchi, un'altra settimana a dir poco sfiancante è passata. Il weekend si avvicina (potrei mettermi a piangere!), ma prima...ancora un piccolo sforzo! Dal titolo avrete intuito il tema di questo post. Lo so, sono in ritardo (come al solito!). Proprio ieri, 23 aprile, era la giornata mondiale del libro. Qualche mese fa, grazie al mio professore di illustrazione dell'Accademia, ho scoperto questa meravigliosa iniziativa: #ioleggoperché. Anche se alla fine sono arrivata in ritardo pure per ritirare i libri, ho deciso di condividere con voi qualcosa per festeggiare.

Quando ero piccola non leggevo molto, ma adoravo ascoltare mamma e papà mentre mi leggevano le favole. A casa amavamo soprattutto le storie di papà, che dopo qualche pagina chiudeva il libro e poi cominciava a raccontare a ruota libera. Le sue erano avventure divertentissime. Nomi buffi, principesse svampite, principi pasticcioni, versioni tragicomiche dell'Orlando Furioso, racconti famosi trasformati e rivisitati fino a farci piangere dal ridere. E anche se ormai io e le mie sorelle conoscevamo quelle storie a memoria, una volta infilato il pigiama volevamo sentirle di nuovo.

Credo sia nata così, quella voglia di sfogliare pagine. Poi c'è stato un periodo di profonda crisi, il liceo, quando i libri dovevo leggerli (credetemi, con la letteratura italiana ho avuto enormi problemi). Con la letteratura inglese le cose andavano diversamente. Dalla terza liceo in poi ho ritrovato l'entusiasmo per le parole, grazie ad una straordinaria professoressa di inglese.

Avete presente L'attimo fuggente? Ecco. Lei per me era il Capitano. Tutte le pagine che scorrevano tra le mie dita erano per me piccole porte su mondi straordinari. Con la letteratura inglese si è aperta davanti a me una vista impareggiabile.

Di libro ne ho anche scritto uno, per affrontare un periodo difficile ed imprigionare tra le pagine le mie paure. Un libro che racconta quella che ero, e che per fortuna non sono più. Magari un giorno vi racconterò anche questa storia. Nel frattempo scrivevo sul mio blog (ormai offline da tempo, ma ancora popolato dai miei personaggi, mi domando cosa stiano facendo ora). Condividevo le mie storie e ogni tanto ricevevo critiche severe, sia sullo stile di scrittura (ora lo definirei 'acerbo') che sui contenuti, a volte troppo forti. Poi il 'periodo buio' è passato.

Leggevo e scrivevo, e mentre lo facevo immaginavo i volti dei personaggi. Questa è sempre stata la costante. All'università le cose sono cambiate ancora. La mia attenzione si è spostata sull'editoria per l'infanzia. Cercavo forme semplici da riprodurre, per potermi 'allenare' nel disegno. Ho cominciato ad immergermi in letture nuove, questa volta dedicate ai piccoli. Così mi sono innamorata di Oliver Jeffers e di altri autori che sapevano raccontare grandi storie con poche parole e disegni semplici, pieni di poesia. Di libri ne ho scritti altri tre, stavolta per bambini (ve li ricordate? Si tratta della collana 'Taddeo e la lente magica')

Per farla breve le storie, di qualsiasi tipo, sono sempre state parte della mia vita, delineando tratti del mio carattere e periodi della mia vita molto diversi tra loro.

Quando mi sono trasferita a Roma ho ritrovato quel tempo che non avevo più da qualche anno, per potermi accoccolare sul divano e dedicarmi ai miei libri. Per leggerli, per scriverli. Non mi sono mai identificata con l'immagine della scrittrice, non bastano un'ottima agente e una casa editrice per diventarlo. Scrittori, forse, si nasce. Io, semplicemente, amo leggere e raccontare storie.

Da quando sono qui ho letto tanto...e ho anche ricominciato a scrivere. Oggi per festeggiare questo amore ritrovato ho fatto una passeggiata fino alla mia libreria preferita del quartiere, a caccia di nuove storie. L'altracittà non è solo una libreria, ma un luogo di incontro per corsi, attività ludicocreative, iniziative letterarie, teatrali e musicali, letture ad alta voce e attività per bambini. Uno spazio accogliente che offre stimoli, sollecita la fantasia e l'immaginazione, e apre nuovi orizzonti culturali. Un'isola felice da visitare quando le parole sembrano esaurite.

Per concludere...

#ioleggoperché amo quella vista che mi si apre davanti agli occhi ad ogni nuova storia. Sconosciuta, emozionante e del tutto inaspettata.

Oggi quindi vi lascio con questi miei pensieri, e con un regalino per tenere traccia delle vostre letture. Potete scaricare il vostro segnalibro e la lista da compilare con i titoli dei vostri libri qui!

Vi va di raccontarmi il vostro perché? Sono curiosa di leggerlo e di conoscere i vostri libri preferiti ♡

Ci vediamo settimana prossima con un nuovo racconto!


Maialini e outfit maturi ♡

L'avete già vista su Instagram e finalmente posso mostrarvela in tutta la sua bellezza! Il pezzo forte di questo nuovo outfit è...la borsa ricoperta di maialini! Yeeeh! Alcune di voi mi hanno chiesto dove trovare questo irrinunciabile accessorio da vera fashion blogger (...). Io l'avevo acquistato anni fa da Love Therapy a Milano (a proposito, c'è ancora?), ma trovando una stoffa con un pattern simile le esperte di handmade sapranno sicuramente riprodurre questa adorabile borsa :)

Lo sapete, prendo il mio armadio poco sul serio, e ho una dipendenza da disegnini carini, quindi ora che la primavera è finalmente arrivata posso sbizzarrirmi con colori pastello, fantasie molto mature e accessori degni di una quattrocchi in terza elementare.

La primavera è in assoluto la mia stagione preferita, anche perché prevede il cambio dell'armadio (al momento il mio sta per implodere, visto che ha le dimensioni di un armadietto di Barbie). Non potrò quindi concedermi il tanto atteso shopping primaverile, in compenso nella mia libreria ho il meraviglioso libro di Gaia Segattini, che propone idee di riciclo creativo e restyling davvero bellissime. Per il momento ho radunato i capi da 'rinfrescare' e raccolto i materiali necessari, e spero di riuscire a trovare un momento tranquillo per mettermi al lavoro (e continuare a colonizzare il mondo con montagne di pompom fatti a mano)! E a proposito di vestiti e riciclo creativo, il 25 aprile parteciperò al workshop di Rammendo decorativo su jeans a Roma (alle Officine Roma Makers) proprio con Gaia e Anna Maltz! Chi viene con noi a fare un po' di casino?  ♡

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♡ Ed ecco qui la consueta lista di cose simili e carine per ricreare questo serissimo outfit ♡

ballerine / 'Rinnova il tuo guardaroba' collana / portamonete / blusa

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The Quattrocchi's lookbook - Paris edition ♡

Eccomi di nuovo, con un nuovo post per la rubrica The Quattrocchi's lookbook! ♡ Vi dico la verità...quasi quasi ci sto prendendo gusto! Le fotografie sono della scorsa settimana, avevo appena comprato il meraviglioso libro 'My Little Paris', ed ero pronta per prendere l'aereo e partire per Parigi. Presto vi racconterò cosa ho combinato mentre ero via, nel frattempo vi lascio con qualche spunto dai colori pastello ♡ P.s. finalmente faccio 'outing' e vi mostro il mio nuovo taglio di capelli!

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♡ Cose simili e carine per ricreare questo outfit ♡

A Little Paris / Polka dots tights / Ballerine / Fiocco

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Sulla paura, quel mostriciattolo ♡

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Buongiorno quattrocchi, oggi pubblico un post decisamente inaspettato. Lo è anche per me. Tutti i post che pubblico qui fanno parte di una pianificazione, più o meno strutturata. Seguo un calendario e un micro piano editoriale, dedicando giorni specifici alla stesura e alla realizzazione dei post. Oggi però è successa una cosa strana (e bellissima): dopo tanto tempo ho sentito il bisogno di scrivere, anzi, l'urgenza di farlo. Tutto è cominciato con qualche riga. Sto leggendo da circa una settimana 'Diario di un corpo' di Daniel Pennac, e sono inciampata in queste parole:

Eppure sento che ho ancora le vertigini: puoi padroneggiare le vertigini, ma non le sconfiggerai mai.

Amo leggere e spesso piego gli angoli delle pagine perché qualcosa mi colpisce. Stavolta mi è quasi sembrato di leggere un mio pensiero, vi è mai capitato? Ecco, quel pensiero che non ho mai pronunciato ad alta voce. Un po' perché nel mio piccolo spero sempre di poter sconfiggere le mie 'vertigini', un po' perché ho paura di rendere tutto più reale parlandone ad alta voce.

Le mie 'vertigini' sono cominciate al liceo. Ho sempre avuto uno spirito creativo, sin da quando ero piccola. Spesso mi prendevano in giro per questo (e per gli occhiali naturalmente!) e non è stato facile convivere con tutte le idee che mi frullavano in testa. Certe volte inciampavo correndo, nel tentativo di raggiungerle.

Dopo il primo attacco di panico (ci sono tanti nomi per questo disturbo, io l'ho sempre chiamato tra me e me il mostriciattolo) ho cominciato a provare una sensazione nuova che non avevo mai provato prima: la paura. Paura di cosa? Più o meno di tutto, ma per cominciare paura degli spazi particolarmente affollati e di quelli da cui difficilmente sarei riuscita a fuggire in caso di pericolo (pericolo de che, poi?). Perché avevo di colpo paura della mia classe, della metropolitana e dei ristoranti? Perché la prima volta che ho incontrato il mostriciattolo lui se ne stava seduto accanto a me al ristorante e si gustava al posto mio il mio cocktail di gamberi, mentre io sudavo freddo e mi sentivo soffocare. Dopo quella volta ho associato a quel luogo la sua fastidiosa e spaventosa presenza.

La mia vita è cambiata.

Non mi sentivo più 'normale', perché i gesti più ordinari per me si erano trasformati in imprese titaniche. Tralasciando i motivi che hanno scatenato in me la paura (grazie tante ai responsabili di questa spassosissima parentesi della mia vita, mi dovete un cocktail di gamberi e qualcosa di più), quel che mi premeva non erano tanto le ragioni, ma le soluzioni per uscirne.

Inutile dire che lungo la strada ho incontrato persone che come me soffrivano degli stessi sintomi, persone che mi hanno consigliato intere pareti di rimedi naturali, persone che hanno ascoltato la mia storia e persone che l'hanno sottovalutata.

Insomma, una strada decisamente complicata. A volte mi sentivo a terra che nemmeno Artax nella Palude della Tristezza, a volte mi sentivo di nuovo forte, in grado di affrontare tutto (anche questo).

La paura, comunque, non se n'è mai andata: la mia costante. Per tanto tempo ho cercato di combatterla per sconfiggerla. L'ho fatto scrivendo, raccontando i miei mostri e nascondendomi dopo averlo fatto. Perché oggi vi racconto tutto ciò? Perché infrango le regole del personal branding per mostrarvi il lato più fragile di me? Perché in questi giorni il mostriciattolo è tornato, solo per un attimo. L'ho sentito sghignazzare nel cuore della notte, quando i pensieri e le responsabilità si sono accumulati nella mia testa. Alcune persone mi hanno detto che 'deve essere bellissima la tua vita, per creare personaggi così colorati!'. AAAH BEH. MAGGICA.

Scherzi a parte, sono qui perché ho sentito il bisogno di raccontarvi un aspetto di me che ancora non conoscete, ma che è parte di me. La paura ha rovinato alcuni momenti importanti della mia vita, ha distrutto alcuni sogni che non potrò più realizzare, mi ha fatto nascondere da tutti quando ciò di cui avevo bisogno era l'esatto contrario. Quel maledetto mostriciattolo si è preso quei momenti che non potrò più riavere.

Però. Però le cose sono cambiate. Sono cambiate quando mi sono resa conto che non potevo sconfiggerlo. Potevo solo controllarlo. Così ho imparato (ma sto ancora facendo pratica, è dura davvero) a trasformare la paura in adrenalina. L'ansia in aspettativa. Grazie alla paura oggi sono qui, fiera del mio lavoro, di quel che ho creato nonostante tutto.

Devo ancora perfezionare la tecnica, il concetto però è chiaro. Quando qualcosa fa parte di te, per quanto possa sembrare terribile (e nonostante si mangi i tuoi gamberetti), devi imparare a conviverci.

Così oggi vi mostro un character che non ho mai mostrato a nessuno. Vi presento il mostriciattolo in persona. Quando torna da me, posso guardarlo e dirgliene quattro.

Ci tenevo a presentarvelo, perché è reale e perché questo groviglio di pensieri negativi, paura e tristezza...lui è il motore di tutto. L'avreste mai detto? Grazie a lui è nato il mio mondo dai colori pastello. E un giorno, lo so, riuscirò a trasformarlo da così:

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a così.

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P.s. vi consiglio il libro di Pennac, io sto leggendo la nuova edizione illustrata, e questo libro per me è speciale.

P.p.s. se anche voi avete un mostriciattolo nella vostra vita e vi va di presentarmelo, sarò felice di conoscerlo e di preparargli un cappellino da festa.


Planning power ♡

Buongiorno quattrocchi! Oggi torno all'attacco con un post che volevo pubblicare da un sacco di tempo :) Il 2014 è quasi finito e stavolta non volevo farmi trovare impreparata per l'anno nuovo. Lavorare freelance significa imparare a gestire orari, incastrare appuntamenti, volare da una parte all'altra della città in pochissimo tempo e soprattutto...ricordarsi le consegne! Ve lo dico sinceramente: un'agenda non mi basta. Per sopravvivere alla vita che faccio ho bisogno di molto, MOLTO di più. Ho bisogno di un'agenda, un calendario, uno sketchbook e una quantità illegale di post-it. Ora vi racconto cosa ho combinato, buona lettura! :)

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Durante l'ultimo anno ho pianificato le mie giornate con un'agenda qualsiasi (un regalo - l'unico, aggiungerei =.='') della mia banca. Per fortuna "ai tempi" esisteva già Vendetta Uncinetta, che ha salvato la mia tristissima agenda con un semplicissimo DIY. Nonostante tutto me la sono cavata abbastanza bene ma prima o poi (ogni anno, per la precisione!) arriva il momento di cambiare. Prima di presentarvi la mia stupendissima agenda, voglio solo aprire una piccola parentesi sulla ricerca che ha preceduto l'acquisto. Qualche tempo fa ho scoperto un angolo sul web a dir poco meraviglioso: il sito web di Kikki-K. Non credo siano necessarie presentazioni, basti dire che per chi come me ha la fissa per to-do list e planning questo sito è il PA-RA-DI-SO. Naturalmente mi sono ritrovata più o meno una sera alla settimana a riempire il mio carrello virtuale, alla fine però (lo ammetto) il prezzo mi bloccava. Solo che era troppo tardi, l'agenda me la sognavo di notte. Così ho deciso che dovevo smetterla di piangermi addosso, avrei avuto l'agenda perfetta con un piccolo budget! Mi sono guardata un'intera playlist Kikki-K per capire come avrei decorato la mia nuova agenda, ho fatto un po' di indagini online e alla fine, dopo estenuanti ore di ricerca...ho trovato l'agenda perfetta proprio sotto casa (mi pare ovvio, succede sempre).

http://www.youtube.com/watch?v=yRo1-dmmLhA

La mia è una Greenwitch Fucsia in formato-non me lo ricordo- (ma l'importante è che entri in borsa!). L'ho trovata in offerta in cartoleria e non ho resistito :) Ho anche acquistato un refill in più. Non uso la rubrica cartacea quindi l'ho sostituita con un doppione di Activity (pagine bianche a righe, per capirci). Per decorarla ho raccolto un po' di tutto, principlamente ritagli di giornali bellissimi (Mollie Makes), cartoncini e cartoline. I post-it e la penna con i gattini (molto professionale, lo so) li avevo trovati da Accessorize.

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Sono davvero soddisfatta del risultato, considerando che il budget era di 40,00 €. Insomma, mi sono regalata uno strumento utile ed indispensabile per la mia attività, questi sono i regali che apprezzo di più e che mi faccio volentieri.

Per organizzare le mie giornate aggiungo all'agenda:

  • un calendario da parete per ricordarmi le scadenze importanti e gli appuntamenti (presto vi mostrerò quello nuovo)
  • uno sketchbook per raccogliere le mie idee e gli spunti visivi che trovo in giro (da Tiger ne trovate a volontà, a prezzi decisamente accessibili :P)
  • una lavagna/bacheca divisa in 4 colonne: pending / ongoing / closing / done 

L'ultimo è per me LA chiave: riesco a tenere sott'occhio tutti i progetti che sto seguendo e posso controllare il flusso di lavoro senza perdere nulla per strada :) Naturalmente, oltre a questi 4 strumenti, anche io sono una grande appassionata dei fogli volanti, che però alla fine raccolgo all'interno della mia agenda.

Anche per oggi una buona porzione di affari miei è online e spero di avervi dato qualche spunto interessante per organizzare la vostra nuova agenda. La pianificazione per me è tutto, quindi se avete consigli per rendere il mio processo organizzativo super efficiente, fatevi avanti, sarò felicissima di raccogliere tutti i vostri spunti!

Ci vediamo settimana prossima con un nuovo post, tutto sul Natale ♡


The Quattrocchi's lookbook - il ritorno ♡

Premessa: avevo questo post salvato nelle bozze da una vita! Nel frattempo mi sono tagliata i capelli, è arrivato l'inverno (quello vero) e ho letto un altro libro :)

Yes I'm back! Yes I'm back in black! Eh sì, visto che l'ultimo post sul tema vi è piaciuto ho deciso di continuare con la mia nuova rubrica, The Quattrocchi's lookbook :) Un look e la mia mini me che indossa gli stessi vestiti. Ormai sono in modalità autunnale ON, anche se qui a Roma il tempo è strano. Tanto per cominciare l'estate è finita più o meno la settimana scorsa, poi ci sono stati due giorni di allerta meteo, poi c'è stata la bora e alla fine è tornato di nuovo il sole, 20 gradi. Sono nuova in città, e arrivo da Milano, dove per il 90% del tempo il tempo fa schifo (anche se non riesco proprio ad odiarlo). Però da quando sono a Roma mi sono accorta di alcuni aspetti climatici ai quali (davvero, lo so, ho dei problemi) non avevo pensato.

Prima di tutto, amici, ebbene sì...a Roma ci sono i gabbiani. Io a questa cosa ancora non mi sono ancora abituata: mi viene un colpo ogni volta che alzo lo sguardo dal computer e ne vedo uno passare fuori dalla finestra, pensando a qualche calamità naturale in arrivo perché io, i gabbiani, non li vedevo se non durante le vacanze al mare. Seconda cosa: Roma è GRANDE. Se piove in centro non è detto che stia piovendo nella mia zona. Per questa ragione durante l'allerta meteo sono rimasta profondamente delusa: avevo messo da parte una consistente scorta di lasagne, una maratona di film dell'orrore e speravo che la corrente saltasse almeno per un paio d'ore, per potermi godere la scusa migliore del mondo: non potevo lavorare causa blackout. Invece...due tuoni, un fulmine e un quarto d'ora di pioggerellina. Ora, scherzi a parte (non prendete troppo sul serio le ultime righe, sono sconcertata dalla quantità di danni provocati dal maltempo, davvero) il concetto è questo: NON SO COME VESTIRMI. Qui con il tempo tutto può succedere.

Oggi però ho affrontato questo venticello autunnale con la gonna, il primo cappellino della stagione e un libro sotto braccio. Ultimamente ho ricominciato a leggere tanto e ne sono davvero felice. In borsa non manca mai qualcosa da sfogliare, leggere o sottolineare. Stavolta era il turno di Trevor, che ho letto in un paio d'ore (sono lenta!). Ne approfitto per consigliarvelo, mi è piaciuto molto e oltre a Trevor, un eccezionale protagonista, quel che è davvero interessante è la proprio la storia del libro ed il progetto che c'è dietro: il Trevor Project. Mi raccomando, se dovete scegliere un solo oggetto dalla mia lista di oggi, scegliete questo!

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♡ Cose simili e carine per ricreare questo outfit (non fatevi le treccine altrimenti sembrerete Mercoledì Addams)♡

Maglia a righe / Mocassini / Borsa /  Trevor / Collana handmade

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