Juice for Breakfast

Guida di sopravvivenza al trasloco ♡

Come comincio questo post? Sono a dir poco stravolta, ricoperta di polvere e vestita da desperate housewife. Lo smalto mi si è sbeccato, a mezzogiorno ho mangiato mezzo toast con il salmone (pranzo di Ferragosto con i fiocchi!) e sto scrivendo questo post seduta sopra ad uno scatolone che dubito reggerà più di cinque righe. Se non l'avete intuito dal titolo e dalla catastrofica premessa...I'm moving out! Yeah!

Il mio primo trasloco risale a circa cinque anni fa. Del tutto inaspettato, triste e decisamente distruttivo. Insomma, nessun bel ricordo e nemmeno qualche foto per attestare la titanica impresa (trasloco in tempi record, 3 giorni sotto Natale).

Stavolta ho deciso di fare le cose con calma e di godermi il momento dei saluti assaporando ogni istante nella mia cameretta rosa. Lei resterà qui, io invece mi trasferirò in una nuova città, insieme ad una persona che ha stravolto la mia vita in positivo (e che quando leggerà queste righe probabilmente si nasconderà dietro alla libreria e poi comincerà ad insultarmi perché sì, sono un'inguaribile romantica e super sentimentalona).

Cari amici, me ne vado a Roma!

Appena rientrata dalle vacanze e con un'infinita to-do list mi sono presa questi due giorni per riordinare ed impacchettare, catalogare e fare pulizia. Sono sopravvissuta all'impresa e ho deciso di raccontarvi questa piccola avventura, perché per me significa molto e per la prima volta nella mia vita mi sento davvero cresciuta, pronta a cominciare una nuova vita. Sono stati anni complicati e non privi di sacrifici. Ho spesso sognato di poter cambiare vita, di poter ricominciare in un posto dove la mia storia non avrebbe tormentato le mie notti. Ora posso farlo e me ne sono resa conto per davvero quando ho sigillato l'ultimo scatolone.

Dopo aver affrontato due giorni di psicosi allo stato puro, condivido con voi la mia guida di sopravvivenza al trasloco, che ha reso queste 48 ore meravigliose ed indimenticabili.

1. Svegliati presto, fai una passeggiata e prendi un po' di aria. Per due giorni, causa scatoloni, non vedrai il sole. Torna a casa e fai un'abbondante colazione. L'adrenalina e l'ansia di finire in fretta ti faranno dimenticare le azioni vitali, tipo mangiare e dormire.

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2. Indossa vestiti comodi. Dal momento che sono contraria alla tuta da ginnastica, ho optato per una gonnellona anni '50. Ora che ho finito, viste le mie condizioni, vi suggerisco la tuta da ginnastica.

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3. Fomentati un po'. In fondo stai per affrontare una battaglia e per uscirne a testa alta avrai bisogno di un'immagine, un pensiero o un modello a cui pensare ogni volta che, sommersa dal delirio del tuo armadio riversato sul letto, ti ripeterai che 'no, non ce la posso fare'.

[youtube https://www.youtube.com/watch?v=eo3vHKimpi4?rel=0]

4. Fai una foto della tua stanza quando sei al culmine dell'esasperazione. Ti sentirai meglio quando avrai finito.

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5. Fai scorta di washitape e di nastri adesivi colorati. Potresti utilizzare quel tremendo scotch marrone, ma anche no, dai.

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6. Scegli la musica giusta per tenere il ritmo. In questa particolare situazione hai il permesso di ballare come se non ci fosse un domani. Scivolata di potenza inclusa.

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7. Procurati un quaderno per fare l'inventario. Tenere, buttare, regalare, bruciare, riconsiderare, 'no dai questo devo tenerlo per forza!' e via dicendo.

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8. Goditi le piccole cose. Potresti ritrovare piccoli tesori (ma anche calzine imbarazzanti) che dimenticavi di aver comprato.

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9. Ogni tanto prenditi una pausa. Sfoglia riviste da sciooogno e pensa che quando sarai nella nuova casa sarà bellissima (ma dovrai anche disfare gli scatoloni, questo non dimenticarlo MAI).

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10. Quando avrai finito (finalmente) fai una foto della tua stanza. Non lasciarla del tutto vuota, se puoi. Vorrai ricordarla così, come l'hai sistemata il primo giorno che sei arrivata.

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Ecco fatto. Lo scatolone non ha ceduto, il mio post è quasi concluso. Si conclude qui anche un periodo della mia vita. Guardo la mia cameretta, con la luce del tramonto che filtra attraverso le tende rosa. Il mio letto bianco dell'Ikea, che boh, è ancora in piedi dopo anni anche se avevo scartato una ventina di viti e bulloni quando l'ho montato. Alcune cose restano qui, non le porterò con me, perché questo è il loro posto. Restano qui i ricordi della mia adolescenza, a tratti felice e spensierata, a tratti complicata e da dimenticare. Restano qui la mia storia, le mie nottate a scrivere. La stesura del mio libro, le giornate a preparare la maturità. Restano amore e speranze per un futuro migliore, diverso. Lacrime e telefonate laceranti. Resta qui la parte più buia di me, che ha trasformato la quattrocchi insicura che ero in una persona più forte, pronta a ricominciare.

Porto con me la mia Factory e tutto ciò che mi ha fatto sorridere negli ultimi anni, cose meravigliose che tengo solo per me. Sono terrorizzata, lo ammetto. Tendo sempre ad affrontare i cambiamenti della mia vita con un pizzico di sarcasmo ed ironia ma voglio chiudere questo post con un ricordo, che mi fa scendere una piccola lacrima di gioia.

Il giorno in cui, devastata e stanca, sono arrivata con la mia famiglia in questa nuova casa e ho visto la mia camera per la prima volta. Per trasformarla ho dovuto raschiare via tre strati di vecchia tappezzeria. Dopo qualche mese era casa mia. Un luogo incantato dove, nonostante tutto, per me era tutto possibile. E oggi, davanti a me, nuove possibilità mi accarezzano il viso e mi fanno sentire amata e in grado di affrontare qualsiasi sfida. Dove sarà questa sensazione, lì sarà casa mia.

Non vedo l'ora di mostrarvi il mio nuovo angolo felice, e un'altra sorpresa per l'inizio del nuovo anno lavorativo. Lascio qui, tra le righe, un abbraccio a tutti gli amici e alle persone che sono state accanto a me in questo momento così importante e che hanno creduto in me quando nemmeno io ero certa di farcela.

Ciao casa, grazie per esserti presa cura di me.


La mia Frida Kahlo ♡

Buongiorno Juice drinkers!

Vi avevo promesso un post dedicato a Frida, la mia artista preferita. Non sono l'unica ad amare le sue opere e sicuramente buona parte di voi già conosce la sua storia. Non sono qui per riassumerla, e nemmeno per recensire la sua mostra (che ho visitato qualche settimana fa, qui, a Roma). Sono qui per raccontarvi come ho vissuto la scoperta del suo lavoro.

Non sono mai stata una grande fan della storia dell'arte (intesa come materia scolastica). Per prima cosa il libro che utilizzavamo al liceo aveva un formato a dir poco irritante: era quadrato, pesante e le pagine erano lucide. Per i collezionisti di evidenziatori: ci siamo capiti, nessuna soddisfazione.

Il problema non era solo quello, ovviamente. Non si può interpretare fedelmente il lavoro di un artista senza averlo prima conosciuto, questo è sempre stato il mio pensiero. In linea teorica avrei potuto interpretare a modo mio i colori, la composizione e il tema di un quadro o di una scultura, naturalmente conoscendo il background dell'artista e la sua storia. Pensieri di una liceale che cercava giustificazioni per le poche ore di studio dedicate all'argomento, diciamo la verità. In ogni caso non mi sono mai completamente fidata della prima analisi di un'opera sui libri di scuola, allo stesso tempo non provavo nemmeno tutto questo interesse ad approfondirne le verità e gli eventuali errori.

Sul libro del liceo la pagina dedicata a Frida era una sola, mi pare di ricordare. Non abbiamo mai trattato l'argomento.

Così Frida è passata inosservata, silenziosa. Non pensavo l'avrei incontrata di nuovo...ma è successo. Durante il terzo anno di Accademia è ricomparsa sul libro, quasi con uno sguardo quasi di sfida, come se mi stesse dicendo 'stavolta avrò la tua attenzione'. C'era qualcosa nei suoi autoritratti che mi infastidiva. Non conoscevo bene la sua storia e guardando le sue opere la prima sensazione era quella di una donna arrogante che mi fissava con aria di superiorità.

Io ero quella che, da sempre, 'Modigliani, lo adoro!'. Forme stilizzate, allungate e sguardi vuoti. Mancava qualcosa ai suoi ritratti, eppure li trovavo rassicuranti. Forse la loro incompletezza lasciava per me spazio all'interpretazione, questo mi faceva sentire a mio agio, avevo il permesso di giudicare e di farmi un'opinione. Lo sguardo di Frida, al contrario, era fermo, senza paura. Le mie interpretazioni, davanti a lei, si sgretolavano con un pizzico di vergogna e riverenza e finalmente cominciavo a mettermi in discussione.

Così, sfogliando di sfuggita qualche altra pagina su di lei, ho deciso di accettare la sfida e di indagare su quello sguardo, per cercare di comprenderne le motivazioni. Il fine non era più l'esame, ma una conoscenza più profonda di un'artista che aveva catturato la mia attenzione come nessun artista aveva fatto prima.

Frida ha conquistato una parte di me, per la sua storia e per il modo in cui ha deciso di raccontarla. Solo in questo caso ho smesso di giudicare e mi sono fermata ad ascoltare, ad osservare. Senza pregiudizi, senza più mettere in discussione il suo sguardo.

Ho sempre visto le sue opere sui libri, sul web. Poi, finalmente, le ho viste anche di persona. Non vi dirò che sono meravigliose, che se vincessi alla lotteria farei razzia dei suoi quadri per dedicarle un salone del mio castello. Nel silenzio della visita ho provato una velata tristezza. Sogni mancati, un dolore quasi palpabile, amore dato e perduto, ancora e ancora. Le sue opere non sono fatte per stare appese al muro di un museo, uno qualsiasi, o almeno questa è stata la mia sensazione. Ho chiuso gli occhi e le ho immaginate accatastate accanto alle pareti della Casa Azul, prima che diventasse a sua volta un museo. Profumo di fiori e posti diversi. Una leggera malinconia e allo stesso tempo un'incontenibile voglia di conoscere, fermarmi, osservare e ripartire.

La Frida Kahlo che ho conosciuto mi ha insegnato che il dolore non è di un solo colore, che anche quando ci sembra di non poterci muovere, quando il respiro è spezzato e le emozioni così contrastanti ed incontenibili, possiamo utilizzare una tela più grande. Nessuno ci impedirà di guardare il mondo a testa alta, nonostante tutti gli sbagli e le contraddizioni che ci hanno reso vulnerabili ed allo stesso tempo così...invincibili.

Ed ecco qui una micro illustrazione dedicata a Frida. Non sarò mai in grado di racchiudere in un disegno quel che vi ho raccontato e nemmeno la sua storia, ma ci tenevo tanto a realizzarla.

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Se anche voi volete approfondire, vi consiglio di leggere il suo diario (lo trovate qui). Ai tempi del mio esame avevo anche visto Frida, il film, che ha riscosso un notevole successo e che racconta la vita dell'artista, ve lo consiglio :)

http://www.youtube.com/watch?v=uOUzQYqba4Y

Tornerò presto con una nuova rubrica,

a presto!


Nuova rubrica per The Factory Diaries! ♡

Buongiorno juice drinkers!

Oggi vi propongo un post al volo per condividere con voi questa meravigliosa scoperta. Avevo in programma di inaugurare la mia nuova rubrica sul character design quanto prima e questa mi sembra l'occasione perfetta :)

Prima di tutto, per chi non avesse mai sentito questa strana accoppiata di parole, vi spiego in qualche riga di cosa si tratta!

‘Character design’ è l’espressione inglese che indica la progettazione di personaggi, più che altro nell’ambito di animazione e fumetto. Studio, caratterizzazione e spesso psicologia dei vari personaggi presenti all’interno di una narrazione. Si parte da una serie di schizzi e bozzetti (model-sheet), per arrivare dopo svariate prove alla definizione del character: fisionomia, postura, abbigliamento, accessori e via dicendo. Un percorso che si conclude con la consegna di una vera e propria guida al personaggio, utile per declinarlo a seconda della sua funzione all’interno del progetto.

Ma il mondo del character design è decisamente più ampio e la creazione di personaggi può essere messa in pratica con qualsiasi tecnica, negli ambiti più disparati. L'aspetto che trovo più entusiasmante è che potenzialmente qualsiasi oggetto può nascondere un character/personaggio. Quante volte vi è capitato di riconoscere un faccino simpatico in un rubinetto, o un mostriciattolo dai denti aguzzi in una cerniera? Certo, bisogna lavorare un po' di fantasia, ma l'immaginazione e la creatività possono trasformare qualsiasi cosa.

Per questo appena ho scoperto questo artista francese sono letteralmente impazzita! Gilbert Legrand, illustratore e scultore, ha un dono: crea personaggi a partire da oggetti e luoghi totalmente inaspettati.

Ecco qui i miei preferiti!

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Ricordatevi sempre di guardarvi intorno, spesso sono proprio le piccole cose o gli oggetti dimenticati a racchiudere poesia, storie e a stimolare la vostra immaginazione.

Fonte: gilbert-legrand.com | Facebook


The Factory Diaries, 3 anni dopo ♡

Avrete notato che da qualche settimana sono di nuovo operativa e scrivo sul blog con più frequenza. I miei impegni non sono diminuiti (e va benissimo così!) ma qualche tempo fa ho deciso di riprendere in mano le redini della mia Factory, iscrivendomi ad un corso online che consiglio a tutte le bloggers creative: Il Blog Lab. Non sono mai stata una da 'less is more', diciamo più una da 'dai che ce la faccio'. Ho circa 5 to-do list in corso, due planning, due cani e tutta l'intenzione di curiosare dappertutto e stravolgermi di nuove scoperte. Questo corso era proprio ciò di cui avevo bisogno.

Qualche anno fa scrivevo su un blog molto diverso da questo: Le Petit Train de ma Jeunesse (non lo troverete più online, perché ormai l'ho reso privato da tempo). Erano diversi i post che pubblicavo e a dirla tutta ero diversa io.

Raccontavo storie tristi, scrivevo di luoghi oscuri e immaginavo vite che non avrei vissuto. La scrittura non è mai stata per me un lavoro, ma un modo per liberarmi dei miei fantasmi.

Se il vecchio blog era una raccolta dei miei incubi e delle mie paure (per quanto fosse già ai tempi impacchettato con una grafica dai colori pastello), la mia Factory è l'esatto opposto. Probabilmente se leggeste anche solo uno dei miei racconti non trovereste alcun punto di incontro.

Perché vi racconto questo? Perché dopo aver chiuso quel blog ho smesso di scrivere per tanto tempo. Una mattina mi sono svegliata e ho pensato che fosse giusto darmi un'altra possibilità. Forse alla base del mio blocco dello scrittore c'era la paura di spingermi troppo oltre, di sconfinare in un luogo abbandonato e dal quale non sarei riuscita a tornare indietro. Ero diversa perché non pensavo di riuscire a rialzarmi.

Poi è arrivata la mia Factory. La voglia di condividere l'altra metà di me, quella più 'luminosa' e ottimista, la parte di me che ho sempre tanto amato ma della quale non mi sono mai fidata completamente.

Ho deciso di fare di Juice for Breakfast il mio lavoro, e le persone che mi scrivono, quelle che decidono di affidarsi a me per i loro progetti, mi circondano di amore e di speranza per il futuro. Grazie a loro mi sono rimessa in piedi.

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Per questa ragione ho deciso di iscrivermi al Blog Lab. Volevo dare una seconda possibilità anche al mio blog, per qualche tempo era rimasto fermo come me, in attesa di una scossa.

Grazie al corso ho avuto modo di riflettere con calma su quello che voglio davvero. Non esagero quando dico che se non mi fossi iscritta non avrei ritrovato l'entusiasmo e la magia della scrittura e della condivisione.

Sono di nuovo a casa e quel fastidioso blocco non c'è più, le mani viaggiano libere sulla tastiera e ho tanta voglia di raccontare.

Il corso è quasi terminato. C'è ancora un compito da svolgere: scrivere un post, una dichiarazione di intenti, per raccontare come immagino questo blog tra tre anni. Preparo la mia colazione, come sempre, e comincio a riflettere.

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Tre anni sono un tempo infinito, negli ultimi tre anni la mia vita è cambiata così radicalmente che non potrei mai fare un programma a lungo termine.

Posso però immaginare la migliore delle possibilità per questo piccolo spazio online, per The Factory Diaries. Posso farmi delle promesse e darmi dei consigli da rileggere tra tre anni. Magari rileggendo questo post riderò di gusto, oppure spunterò le voci della lista e ringrazierò la quattrocchi di oggi per la buona volontà e la dedizione. Magari invece avrò deciso di cambiare mestiere, allora dimenticherò di tornare qui...ma ad essere sincera sono più che convinta che questo sia il mio posto, non ho nessuna intenzione di muovermi.

Dunque, eccoci arrivati:

DICHIARAZIONE DI INTENTI DI UNA QUATTROCCHI QUASI-BLOGGER

1. Non lavorerai MAI nello stesso posto per più di una settimana consecutiva. Se non avrai la possibilità di viaggiare come vorresti, sposta il tuo ufficio almeno una volta alla settimana. Ogni tanto lavora al parco, se il tempo lo permette (ma ricordati la crema solare, protezione 50). Trova un posto carino vicino a casa (dotato di wifi, perché va bene tutto ma senza non combineresti granché, a parte ascoltare la tua playlist di cartoni animati segreta su Spotify - ebbene sì -) e ordina una spremuta. Guardati intorno e ricorda che oltre lo schermo del computer il mondo si muove velocemente. Alza lo sguardo spesso per godere di tutte le cose belle che ti circondano. Non affezionarti ad un piano di lavoro in particolare. Sai che non ti fa bene, perché se dovesse arrivare una svolta imprevista nella tua vita poi ne sentiresti la mancanza.

2. Non cancellare i vecchi post, non cancellare le tracce di te che hai lasciato. Quando avrai voglia di riscoprirti sarai felice di non averlo fatto (ti concedo solo revisioni se hai commesso qualche errore. In tal caso intervieni immediatamente!).

3. Ricorda che il tuo blog non è il tuo lavoro. Trattalo bene, abbine cura. Scrivi solo quando hai qualcosa da raccontare, quando hai voglia di condividere un pezzettino della tua vita e fallo sempre in modo sincero.

4. Non trasformare la scrittura in un semplice strumento promozionale. Per te è sempre stata terapeutica e oggi quando scrivi un post ti senti felice. Continua a farlo per sentirti felice.

5. Scrivi di tutto, non precluderti racconti solo perché i tuoi lettori si aspettano altro.

6. Prenditi una pausa ogni giorno, per camminare nella tua città, per assaggiare qualcosa di buono, per goderti il silenzio ad occhi chiusi. Rigenerati e poi torna al lavoro, ti sentirai meglio.

7. Scatta tante fotografie (possibilmente, se non l'hai fatto in questi ultimi tre anni, comprati una macchina fotografica come si deve e impara ad usarla!) e non esagerare con Photoshop. Raccogli i tuoi scatti e fanne tesoro. Se sei ancora registrata su Instagram e hai finalmente capito come si usano gli hashtag (alleluja!) impara a tenerti qualche scatto solo per te, soprattutto se quel momento è solo tuo. Puoi fare a meno di 48 like e 2 commenti, non è quello il punto (a proposito, ci sei arrivata o no a 1.000 followers? 'Na faticaccia eh?)

8. Guardati intorno. Leggi nuovi libri, scopri i blog degli altri. Sii vorace, ma non ingorda. Ogni giorno dedica almeno un'ora del tuo tempo alla lettura, la tua scrittura ti ringrazierà. Se non l'hai ancora fatto ritrova o ricompra quel libro di Banana Yoshimoto che hai perso. Adesso ci tieni tantissimo a finirlo ma probabilmente te ne dimenticherai un'altra volta, quindi ho pensato di scriverti un reminder già che ci sono.

9. Ricordati di fare colazione a computer spento. Ultimamente è difficile ma quei 20 minuti al giorno sono i 20 minuti più belli della giornata.

10. Raccogli feedback, consigli e critiche. Prendi i complimenti e ringrazia, poi archiviali e appendi su una bacheca davanti a te tutte le critiche. Sono quelle che ti faranno crescere. Sono quelle che ti aiuteranno a migliorare. (Ovviamente se mai dovesse scriverti Oliver Jeffers dai fuoco al mucchio di critiche ed incornicia le sue parole, va bene uguale, vai tranquilla!)

Ecco fatto. Direi che questi sono i 10 punti fondamentali che vorrei rispettare. Non riesco ad immaginare questo blog tra tre anni ma mi piace pensare che sarà ancora lo stesso posto magico che è oggi per me. Vorrei poter lavorare sulla scrivania della mia casetta in mezzo al bosco. Se non fosse possibile, sono certa che troverò un luogo altrettanto accogliente e tutto mio (anche se mi dispiace rinunciare al torrente e al prato per i picnic), e continuerò a lavorare con la stessa passione e con lo stesso amore di oggi.

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Il mio piano di lavoro è già cambiato e anche se per adesso è provvisorio...sono felice di scrivere questo post da una città diversa dalla mia, ancora sconosciuta e allo stesso tempo già così familiare.
A settembre, se tutto va bene, sarà online la mia nuova Factory, e comincerà per me l'avventura più grande di tutte ma questa…è un'altra storia, ve la racconterò al momento giusto.

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Per me non sono importanti le 5 stelle del compito, ora.
Sono già felice così. Oggi sì, sono felice perché sono esattamente dove dovrei essere. Sto di nuovo scrivendo. Riesco di nuovo a sentire i miei pensieri.