Mese: Settembre 2015

Emozioni in cloud - quando un progetto finisce ♡

Oggi è una di quelle giornate. Stamattina mi sono ritrovata, nel bel mezzo di una consegna, a scrivere come una matta, alla ricerca delle parole giuste per raccontarvi una sensazione. Di quelle che quando provi a spiegarle sono troppo veloci, e le vedi scivolare via ad una velocità che quasi ti fa la piega ai capelli. Io, con poca poesia, le chiamo sensazioni Flubber.

flubber

Per non lasciarle scappare cerco di fissarle su una pagina bianca di Textedit (Word, non mi sei mai piaciuto). Osservo questa pagina e mi domando se sia una buona idea condividere con voi anche questo pezzetto di me, se sia una buona idea farlo ora che sono riuscita a programmare ogni giornata, ogni condivisione, ogni racconto.

Vi ho raccontato spesso di quanto sia bello (anche se complicato) vivere una vita da freelance. Ho elencato strumenti utili ed indispensabili per gestire il flusso di lavoro, la contabilità, i clienti. Questi piccoli consigli sono frutto di ricerche e anni (ancora troppo pochi) di esperienza.

Ma durante questi anni di ricerca ed esperienza, non ho mai trovato uno strumento utile per gestire le emozioni.

Sì, perché anche se si tratta di un lavoro, è un lavoro che (per quanto mi riguarda) nasce da qui. Colpetto sul cuore. Ogni mia decisione, ogni mio sacrificio, tutto è dettato dal cuore. Ed è l'amore, quello puro ed incondizionato, a farmi superare anche i periodi più duri.

Questo è un periodo duro. Vedo alcuni dei miei progetti crescere velocemente, altri, purtroppo, si stanno lentamente avvicinando alla fine.

Come ci si comporta quando un progetto muore? Cosa fare quando non dipende da te? E soprattutto (perché va bene l'amore, ma qui bisogna portare a casa la pagnotta, possibilmente con ripieno) come gestire la perdita di un'entrata fissa sostanziosa, che copre un affitto, paga la spesa e i treni per tornare a casa almeno una volta al mese? E, la domanda delle domande, come fare per capire se si è sulla strada giusta, anche quando tutto sembra andare a rotoli?

Quando le cose non vanno troppo bene e decido di parlarne con qualcuno, le persone hanno 2 reazioni:

  1. Perché non mandi in giro un po' di curriculum? Provare in una grande azienda no?
  2. Guadagni così poco?

Le risposte per me sono sempre molto semplici. Non ho mai mollato, e forse anche grazie alla mia testardaggine oggi sono così fiera del mio lavoro e posso vivere la vita che desidero (con tanti sacrifici, ma vuoi mettere la soddisfazione?). Cercare un posto fisso in una grande azienda, ora come ora, per me non sarebbe la cosa giusta. Prima di farlo voglio essere certa di averle provate tutte. Ah, e poi non va così male tra parentesi. Alla seconda domanda rispondo così: alzata di spalle,

"no, ma non sono le entrate mensili che determinano il successo di un progetto".

E quando quel progetto muore, un po' muori anche tu che l'hai visto nascere, che hai combattuto fino alla fine per prendertene cura, anche se intorno a te tutti sembravano suggerirti di abbandonare la nave prima di colare a picco durante la tempesta.

Non è semplice. Anche se nel frattempo ci sono altri progetti, grandi idee e grandi persone a lavorare insieme a te, la situazione non cambia. Salutare un progetto è doloroso. Ancor più doloroso è il momento successivo. Dove ho sbagliato / e adesso come faccio / dove lo trovo un altro cliente così / non ce la farò mai / ora mollo tutto.

Quindi, qual è lo strumento per gestire tutto questo? Emozioni in cloud? Nessuno l'ha inventato? Non posso classificare successi e fallimenti in ordine alfabetico, fatturare la felicità e segnare tra le spese sostenute la tristezza e la fatica? Scalare la stanchezza?

Niente di tutto ciò, ma qualcosa si può fare. Guardare avanti e continuare così, perché anche il fallimento fa parte del gioco, solo che quando lavori freelance pesa tutto sulle tue spalle, ed è un po' più difficile accettare la sconfitta.

boat

Tra un progetto e l'altro, una lavatrice e la spesa, le nottate al computer e una telefonata ad amici e famiglia per dire che 'va tutto bene, state sereni', continuo a combattere. E ogni singolo successo, ogni singolo fallimento di questa carriera che mi sto costruendo con tanta fatica, me lo porterò in vetta come una bandiera, o lo saluterò mentre affonda nel blu dell'oceano.

Perché ogni nave, anche se sul fondo del mare più scuro, ha trasportato e nasconde qualche tesoro.


La Spiga d'oro e una quattrocchi ad Expo ♡

Prima di visitare Expo ho letto almeno una ventina di recensioni. Più che recensioni, in effetti, erano veri e propri piani di battaglia. Chi suggeriva di accamparsi la sera prima per evitare le code, chi segnava sulla mappa i punti strategici dove potersi fare selfie, chi ti elencava nel dettaglio gli ingredienti di ogni singolo piatto tipico, chi ti spiattellava in faccia gli scontrini e chi ti svelava la strategia migliore per attraversare il decumano senza scioglierti dal caldo.

L'unico consiglio che ho seguito è stato quello delle scarpe comode, per il resto...ho deciso di prendermela con assoluta calma. Ho ancora tempo per tornarci e trasformarmi in Rambo.

Questo post, quindi, non sarà una lista di cose utili da sapere per visitare Expo, ma un post su ciò che ho scoperto passeggiando con la mia amica Paola, come si fa quando si visita una nuova città con un'amica.

Più o meno davanti al padiglione Italia, in mezzo alla fiumana di gente, con le luci psichedeliche dell'Albero della vita e con in sottofondo 'Get busy' di Sean Paul (seriamente, non avevo parole, ma chi l'aveva messa!?), i miei quattr'occhi hanno notato una locandina: "La spiga d'oro". Che ve lo dico a fare, tra tutte le cose che c'erano da vedere, sono riuscita a scovare l'unica cosa che non avevo trovato nelle recensioni. Un film d'animazione!

Ho letteralmente trascinato Paola in coda (una coda di 5 minuti per la cronaca), e mi sembrava di essere tornata a Disneyland Paris, dove molte code sono piacevoli quanto l'attrazione, perché mentre attraversi il corridoio puoi ascoltare la storia ed immergerti lentamente nella narrazione. Un piccolo percorso pieno di disegni ed illustrazioni.

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La proiezione è divisa in due momenti: nella prima sala, che somiglia molto ad una cameretta, le immagini vengono proiettate con giochi di luce che ricoprono il muro, mentre il narratore racconta la storia di Sylvia e Alex.

Nella seconda sala, più simile ad un cinema marmocchio-size, la proiezione del corto, con piccoli effetti speciali che rendono il tutto ancora più delizioso.

http://www.youtube.com/watch?v=r6zsFHfVM7Q

Lo spazio espositivo è quello dell'UE, e il tema della narrazione è quello del pane. Una storia che racconta i valori e le sfide affrontate dall'Unione europea nell'ambito agricolo. Il messaggio, per farla breve, è:

Coltivare insieme il futuro dell'Europa, per un mondo migliore.

Sylvia lavora come scienziata per la UE, è sempre impegnata e presta poca attenzione alle meraviglie che la circondano. La nonna le lascia la sua panetteria, e Sylvia affronta questa sfida come farebbe in laboratorio: con il suo approccio analitico e scientifico. Il suo pane non profuma (e a quanto pare ha un saporaccio, viste le reazioni della clientela :S), e la panetteria presto perde la sua magia.

Poi, però, arriva Alex, agricoltore dalla folta chioma bionda (un principe azzurro country-edition) che con un paio di mosse romantiche conquista Sylvia e trasforma il suo mondo (e il pane, naturalmente!). Due mondi diversi che si incontrano per dare vita ad una storia che profuma di buono, di casa e di miele. Non saprei definirla in altro modo.

L'incontro tra innovazione (Sylvia) e tradizione (Alex) è rappresentato in modo davvero semplice e dolcissimo.

Per concludere, una terza tappa (stavolta interattiva).

Tornata a casa ho deciso di fare una piccola ricerca, e di condividere con voi questo microscopico angolo di magia che ho avuto la fortuna di scoprire durante la mia visita. Se passate ad Expo (soprattutto con nanetti al seguito), fateci un salto, ne vale davvero la pena :)

Ci vediamo la prossima settimana, buon weekend quattrocchi ♡